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Da dark_james

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[Community Review] The Town of Light

3 Risposte 618 Visualizzazioni Creato 19-07-2017
19 lug 2017
Da dark_james

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In questi anni il videogioco “made in Italy” si sta ritagliando sempre più uno spazio importante nel panorama internazionale dell’industria dell’intrattenimento. Lo abbiamo visto con Milestone, MixedBag, Ovosonico e altre numerose realtà che collezionano una lunga lista di successi. LKA.it si inserisce perfettamente tra i ben oleati ingranaggi della produzione di videogiochi nazionale, regalandoci, tuttavia, un prodotto molto diverso e unico nel suo genere: The Town of Light.

 

“I matti sono punti di domanda senza frase”

 

Il tema della malattia mentale è sempre stato di grande interesse per la produzione artistica nazionale. Lo abbiamo visto con Alda Merini, la grande poetessa che ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza dell’ospedale psichiatrico, e Simone Cristicchi, di cui abbiamo citato una frase del suo pezzo “Ti Regalerò una Rosa” in apertura di paragrafo. Al cantautore romano si deve riconoscere il merito di aver portato un argomento così delicato su un palco seguitissimo come quello dell’Ariston di Sanremo (che lo ha giustamente premiato come vincitore dell’edizione 2007 del celebre festival canoro). Quello con Cristicchi è un paragone che troviamo azzeccato per via dell’operazione di “sdoganamento” del mezzo per comunicare le storture del sistema italiano nei confronti degli affetti da malattie mentali. Nei videogiochi la “pazzia” è spesso stata utilizzata come pretesto narrativo, un elemento in funzione della trama. Quante volte ci è capitato di indossare i panni di un protagonista la cui realtà è molto diversa da quella che ci mostrano i suoi occhi? Ecco perché dunque è necessario tracciare delle linee guida importanti per il giusto approccio al lavoro di LKA.it.

 

Innanzitutto, occorre distinguere il genere: contrariamente a quanto molti erroneamente credono, The Town of Light non è un gioco dell’orrore, ma uno sull’orrore. La sottile differenza si traduce in un prodotto che nonostante presenti una trama “fittizia” vera e propria si muove sui binari di un vero e proprio documentario interattivo sulla vita degli internati all’interno del manicomio. La location dell’ex Ospedale Psichiatrico di Volterra è stata ricreata dopo accurati studi da parte degli sviluppatori fiorentini, che si sono inoltre documentati sulle pratiche operate al suo interno e sulle storie degli ospiti della struttura stessa. Dai momenti di evasione alle “torture” patite a causa delle inumane pratiche mediche utilizzate (alcune globalmente riconosciute con premi Nobel), The Town of Light presenta uno spaccato interessante su una realtà sottovalutata come quella della malattia mentale. Ne è testimonianza il fatto che gli psichiatri stiano combattendo una durissima battaglia contro la depressione, principalmente facendo riconoscere tale male come patologia e invitando le persone a prendere seriamente le dovute misure nel momento in cui se ne presentano i primi sintomi. Il modo in cui la società etichetta coloro che manifestano apertamente i propri problemi mentali o che ammettono di avere questi demoni interiori da affrontare e si fanno aiutare da professionisti come psicologi e psichiatri è un chiaro campanello d’allarme affinché non si ripetano casi di isolamento sociale, nonostante la legge 180 del 1978 abbia abolito i manicomi.

 

 

“La mia patologia è che son rimasto solo”

 

Torniamo su Cristicchi per parlare dell’altra tematica accennata a chiusura del precedente paragrafo: la solitudine. Attraverso gli occhi di Renee T., protagonista di The Town of Light, possiamo essere in un certo senso testimoni di come gli ospiti di queste strutture non solo venissero privati della propria identità e dei propri averi, ma venissero anche letteralmente dimenticati dal resto del mondo. Anche chi veniva rinchiuso per “errore” si ritrovava così in condizioni talmente inumane da veder sfumare ogni traccia di raziocinio e così abbandonare ogni legame con la terribile realtà a cui era condannato per il resto della sua vita. La bravura di LKA.it risiede non solo nel far vivere questi traumi al giocatore attraverso la sfortunata donna di cui è chiamato a vestire i panni, ma anche nel ricreare parte di questo percorso attraverso un sistema a scelte. Ogni risposta che può dare il giocatore è legata ad una situazione psicologica ben determinata e provoca un grosso cambiamento nei dialoghi e nelle scene finali vere e proprie. Per vedere tutti i finali sono necessarie poco meno di 5 ore, ma vale assolutamente la pena di assistere alle quattro possibili diramazioni per avere un quadro completo di quello che vuole comunicare davvero l’opera.

 

È strano dedicare al gameplay nudo e crudo l’atto conclusivo di un articolo dedicato a un videogioco, ma nel caso di The Town of Light questo risulta un elemento tanto efficace quanto semplice. Potremmo classificare l’opera di LKA.it come un’avventura grafica in prima persona, con la possibilità di interagire con l’ambiente circostante tramite la pressione del tasto X. Troviamo tale scelta utile ai fini documentaristici dell’opera, in maniera tale che questa possa essere fruibile da un’utenza non particolarmente abile col pad, ma comunque disposta ad informarsi sulla realtà degli ospedali psichiatrici italiani e delle persone che in essi erano ospitati. In particolare, merita un plauso l’abilità degli sviluppatori di bilanciare la struttura ludica (gameplay e narrazione di “finzione”, con la storia di Renee degna dei migliori thriller) con gli obiettivi informativo-educativi, dimostrando ancora una volta come si possa utilizzare il linguaggio “videogioco” in maniera del tutto moderna e fuori dagli schemi canonici. L’unico punto “debole” del lavoro risiede nel comparto tecnico: se ambienti e luci si ben difendono e svolgono bene il loro compito, il budget ristretto di cui usufruivano gli sviluppatori, purtroppo, ha un maggior peso sui modelli dei personaggi. Di fatto, questi risultano un po’ plasticosi e “finti” nonostante il realismo ricercato dal team, rendendo un po’ meno efficaci scene particolarmente forti. Sarebbe comunque delittuoso puntare eccessivamente il dito verso tale difetto, oltre che estremamente ingeneroso: le immagini di The Town of Light possono impressionare i giocatori più suggestionabili e la buonissima qualità del lavoro di LKA.it compensa ottimamente tale limite strutturale regalando comunque un’esperienza capace di scavare nel cranio e lasciare importanti spunti di riflessione su una tematica finalmente discussa con i giusti termini anche su piattaforme da gioco.

 

 

In Conclusione

 

The Town of Light è un gioco più unico che raro nel suo genere. Sotto una trama interessante e coinvolgente, si nasconde un documentario interessante su una delle tematiche più importanti e sottovalutate degli ultimi due secoli: la malattia mentale e il trattamento di chi ne è affetto. Un gameplay semplice cela un’esperienza coinvolgente ed educativa, capace di aprire un mondo sconosciuto ai più e di regalare importanti spunti di riflessione su quella che è una realtà molto più attuale di quanto possa apparire. Il verdetto non può essere altro che un doppio applauso a LKA.it: il primo per il coraggio mostrato nel voler trattare questo tema su un terreno nuovo come quello dei videogiochi e il secondo per la bravura e raffinatezza con cui sono riusciti a gestire la comunicazione di tale argomento.

 

Sei interessato a The Town of Light? Lo trovi disponibile su PlayStation Store.

 

In alternativa, potresti considerare l'acquisto di Valiant Hearts: The Great War o Forma.8. Nel primo caso, ci troviamo dinanzi ad un altro esempio di "gioco documentario", che attraverso una storia fittizia cerca di trasmettere un messaggio di natura storico-informativa. Forma.8 di MixedBag, invece, rappresenta un altro chiaro esempio della bontà degli sviluppatori di videogiochi "made in Italy". In tal senso, in questo caso ci permettiamo di segnalare un terzo prodotto, il quasi prossimo all'uscita Last Day of June, attesissimo nuovo titolo dei "varesini" Ovosonico che vedrà il suo debutto il 31 agosto.

 

 

 

 

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alfierenero

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bella recensione, tra i titoli consigliati ci vedo meglio Anna, italiano e con un'atmosfera abbastanza simile

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[Community Review] The Town of Light

"vinci se puoi, perdi se devi, ma imbroglia sempre e comunque"


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dark_james

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dark_james
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Grazie alfiere! :)

 

Comunque sì, hai ragione, Anna ci stava alla grande! Purtroppo ancora non l'hanno portato su PS4, ma era perfettamente indicato per figurare tra i titoli suggeriti :) 

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Mboma45

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Grande gioco secondo me, soprattutto farà capire veramente la vita di una persona affetta da malattia mentale.. Molto interessante.. Lo acquisterò subito.. Bravi. 

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