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Rif.: Bayonetta - knight

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Bayonetta :Q_______________________________________________________________________________
E' uno di quei giochi che ti fa sbavare sia per quello che vedi (lol) sia per quello che fai.
Io direi complimenti per la recensione ma SOPRATTUTTO complimenti per l'immagine!!!!!

 

E bravissimo per Deus Ex!!! Che bello vedere un utente che non si fa problemi a giocare giochi vecchiotti!!! Ti senti un retrogamer oppure è stato solo un caso (perchè ti è piaciuto tanto Human Revolution)?

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Rif.: Bayonetta - knight


KyoSiegfried86 ha scritto:

Bayonetta :Q_______________________________________________________________________________
E' uno di quei giochi che ti fa sbavare sia per quello che vedi (lol) sia per quello che fai.
Io direi complimenti per la recensione ma SOPRATTUTTO complimenti per l'immagine!!!!!

 

E bravissimo per Deus Ex!!! Che bello vedere un utente che non si fa problemi a giocare giochi vecchiotti!!! Ti senti un retrogamer oppure è stato solo un caso (perchè ti è piaciuto tanto Human Revolution)?



Se ho l'occasione mi piace sempre giocare vecchie glorie :smileywink:

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Vanquish - knight

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Innovare un genere - Parte seconda

 

Che il genere degli sparatutto domini l'attuale panorama videoludico è risaputo.
Che i vari TPS e FPS ormai si stiano sempre più affossando nel baratro della banalità, anche.
Eppure ancora esistono titoli in grado di spiccare tra la massa.
E se i Platinum Games già hanno dimostrato di sapere il fatto loro con "Bayonetta", presentando "Vanquish" sono del tutto intenzionati a dir la loro anche riguardo al vastissimo mondo degli sparatutto.


La trama di "Vanquish" prende il via dalla più banale delle trame, ovvero lo scoppio di una guerra tra Russia e USA, in un lontano futuro, dove l'uomo è costretto a cercare nello spazio nuovi luoghi dove insediarsi, mediante l'uso di gigantesche navi colonie.
I "cattivoni" russi utilizzano appunto la prima di queste astronavi per compiere un attacco terroristico.
In una corsa contro il tempo per evitare la distruzione di New York, una squadra di Marines viene inviata sulla colonia per fermare i russi. Tra di loro milita il protagonista, Sam Gideon, un agente della DARPA, dotato di una armatura, la A.R.S., in grado di aumentare incredibilmente velocità e prestazioni fisiche dell'utilizzatore.

 

Supertuta, un fucile e tanta tamarraggine


La storia, va detto subito, si presenta piana e lineare, degna del più classico blockbuster holliwoodiano. Il tutto è insomma un pretesto per gettare il giocatore in pasto a centinaia di robot.
La nostra arma principale, inutile dirlo, sarà la nostra armatura.
Tramite essa Sam infatti sarà in grado di sfrecciare lungo i vari livelli a velocità inaudita, picchiare a mani nude i propri nemici e, soprattutto, rallentare il tempo con una sorta di bullet-time, denominato Sistema AR. Per attivare questa feature ci basterà premere il tasto di mira dopo aver eseguito una capriola o mentre stiamo utilizzando il turbo dell'armatura, e immediatamente il tempo rallenterà lasciandoci tutto il tempo di colpire i nostri avversari.
Bastano pochi minuti per rendersi conto di quanto l'AR sia utile: il numero di robot con cui avremo a che fare, e soprattutto la potenza e mole di alcuni, mantengono sempre la curva di difficoltà su livelli piuttosto alti, al punto che, qualora venissimo feriti troppo gravemente, l'armatura attiverà in automatico l'AR per permetterci di fuggire.
Con questi elementi, "Vanquish" riesce a creare un gameplay che, nella sua evidentissima linearità, riesce a non annoiarsi mai, complici livelli piuttosto estesi, un ritmo di gioco galvanizzante e una buonissima varietà di nemici. E a molti nemici corrispondono molte armi.
Nonostante le bocche da fuoco su cui metteremo mano siano piuttosto "classiche", la varietà delle stesse è decisamente elevata, facendoci ora imbracciare un fucile d'assalto, ora un lanciarazzi, per giungere a particolari strumenti come un lancia-lame rotanti.
Peculiarità dell'arsenale di Sam è la possibilità di essere potenziato: raccogliendo più volte lo stesso tipo di arma, o trovando delle apposite icone di "Potenziamento", vedremo il nostro strumento di morte salire di livello, con svariati benefici.

Volendo quindi descrivere in una sola parola "Vanquish" potremo usare "velocità".

Tutte le ore di gioco sono infatti un susseguirsi continuo ed emozionanti di combattimenti frenetici, dove una singola copertura non è usata per più di qualche secondo.

La climax che domina gli eventi di "Vanquish", pur non eguagliando quella di "Bayonetta", riesce a trasportare il giocatore in un universo fatto di pura adrenalina.

 

Botti di capodanno, senza rallentamenti


A chiudere in bellezza un gameplay così frenetico vi è infine un comparto tecnico di prim'ordine, in grado di regalare effetti visivi impressionanti senza mai un calo di frame rate, nemmeno nei momenti più concitati.

Se escludiamo i momenti di salvataggio dei checkpoint infatti, tutta l'azione di "Vanquish" procede spedita con un frame rate inchiodato, privo di qualsivoglia calo, anche durante le più incredibili esplosioni su schermo
Anche il sonoro può però dire la sua.

Il doppiaggio è presente sia in italiano che in inglese, ed in entrambi i casi è di buona qualità, mentre l'OST, composta da tracce elettroniche, si adatta bene all'universo futuristico del gioco.

 

Già finito?


Spiace però dover ammettere come Vanquish porti con se difetti non indifferenti: innanzitutto la longevità si attesta sulle 8 ore, nonostante la presenza di una modalità sfida e una rigiocabilità buona permettano di aumentare considerevolmente questo numero; secondariamente, come già detto, il plot narrativo si rivela praticamente assente, presentando una trama banalissima che si conclude con un colpo di scena prevedibile. I personaggi anche sono decisamente stereotipati, ma riescono comunque ad essere piacevoli, dal tamarro fumatore Sam al burbero e autoritario sergente Burns.
In ogni caso, Vanquish è un titolo di enorme valore, divertente, frenetico ed appagante come pochi, da provare almeno una volta per poter sperimentare un nuovo modo di vivere gli sparatutto.

 

GRAFICA: 9

SONORO: 8,4

DIVERTIMENTO: 9,1

LONGEVITA': 8


TOTALE: 8,9

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Rif.: Vanquish - knight

E con la recensione di Heavy Rain mi becco il quinto trofeo

:lalala:

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Rif.: Vanquish - knight

Yeah (2)!

Bella recensione, anche se a volte devi recensire giochi che non ti son piaciuti. Hai una media troppo alta XD.

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MGS HD Collection - knight

 

Ritorno al passato


Nell'immenso panorama videoludico molte saghe hanno lasciato il loro segno proponendo sistemi di gioco rivoluzionari o storie profonde.
Poche però hanno avuto lo spessore qualitativo di quella creata da Hideo Kojima: Metal Gear.

Dopo il primissimo capitolo in 2D dell'87, la serie si è evoluta fino all'approdo su PS1 con Metal Gear Solid, considerato uno dei videogiochi più belli di sempre.
A distanza di anni, il team Kojima crea una collection contenente 3 titoli della saga rimasterizzati in HD, per PS3 e XBOX360: MGS2, MGS3, MGS: Peace Walker, in origine esclusiva per PSP.
Nonostante la mancanza del primo episodio, che per i possessori della sola Xbox si traduce in una impossibilità di vivere il capitolo per PS1, la collection propone tre titoli fondamentali della saga, che si collocano al centro della linea temporale della stessa.

Prepariamoci dunque a mettere mano su alcuni dei più bei videogiochi mai venduti.

 

Facciamo un po' di ordine


Inserito il CD, ci verrà presentata una schermata dalla quale scegliere quale dei tre giochi iniziare. Essi sono presentati secondo la linea temporale, partendo quindi da MGS3 (ambientato negli anni '60), poi MGS: Peace Walker (anni '70) ed infine MGS2 (2008).

Nonostante ciò, è consigliabile per tutti i neofiti della saga di seguire la successione partendo dal secondo episodio, quindi il terzo ed infine Peace Walker.

In ogni caso, al fine di rendere più chiara la trama di ciascun gioco, in questa recensione sarà seguita la linea proposta dalla collection partendo da Metal Gear Solid 3: Snake Eater.

 

Operazione Mangiaserpenti


MGS3 viene qui proposto nella versione Subsistence, ovvero con la telecamera in terza persona, dal momento che tradizionalmente la saga aveva sempre mantenuto una visuale dall'alto.

Ciò ovviamente valorizza ancor di più quello che è probabilmente il capitolo più amato della serie.

In MGS3 vestiremo i panni di Naked Snake, che sarebbe in futuro divenuto Big Boss, la nemesi del primo Metal Gear.

L'ambientazione è la fitta foresta russa, durante la Guerra Fredda; il nostro obiettivo è liberare uno scienziato di nome Sokolov e portarlo negli USA. Da queste premesse prende il via una trama tanto profonda quanto emozionante e commovente, che vanta personaggi estremamente caratterizzati e una regia da oscar a cui si unisce uno dei finali più belli di sempre.

Alla pari, il sistema di gioco presenta meccaniche uniche, unendo all'azione stealth una vena di stampo survival: il nostro compito sarà infatti quello di infiltrarci furtivamente dietro le linee nemiche utilizzando qualsiasi mezzo a nostra disposizione e indossando mimetiche utili per nasconderci in qualsiasi luogo; al contempo dovremo fare attenzione alla nostra salute: infatti, qualora venissimo feriti gravemente, dovremo curarci tempestivamente mentre, per placare i morsi della fame, dovremo cibarci di animali selvatici e quant'altro.

L'azione di gioco si protrae senza cedere mai passo alla noia, alternando alle fasi di infiltrazione boss fight indimenticabili e sequenze spettacolari per la considerevole durata di 25-30 ore, rendendo di fatto questo MGS3 un capolavoro assoluto.

A ciò va ad aggiungersi la presenza di Metal Gear e Metal Gear 2, che furono introdotti all'interno di MGS3: Subsistence su PS2.
Nonostante l'età di questi due titoli, risulta alquanto doveroso almeno provare ad immergersi in due avventure che, nonostante il peso degli anni, portano con sé un gusto decisamente retrò.

 

Principi di deterrenza e Guerra Fredda


Il titolo seguente è Metal Gear Solid: Peace Walker, il più recente in ordine di uscita e certamente quello più moderno.
Ancora una volta nei panni di Big Boss, la trama di PW cerca di delineare gli avvenimenti che portarono Big Boss a divenire il capo di Outer Heaven, il "sogno di ogni mercenario", distrutto in "Metal Gear" da Solid Snake.

La trama presenta una narrazione decisamente solida, che si immerge nella fitta rete di inganni formatasi durante il periodo della Guerra Fredda, focalizzandosi in particolare sul concetto fondamentale di deterrenza. I colpi di scena e il finale a sorpresa danno certamente alla storia di Peace Walker uno spessore enorme,  nonostante essa non regga il confronto i titoli per console casalinghe.

Peace Walker presenta le ovvie limitazione dovute alla sua natura di titolo portatile: un gran numero di missioni di breve durata ed un comparto tecnico con le sue pecche,  pur venendo valorizzato dal passaggio all'alta definizione.
Il gameplay è certamente l'elemento che più è mutato rispetto al passato: oltre alle classiche fasi stealth, viene infatti data al giocatore la possibilità di reclutare il proprio esercito personale. Catturando i soldati nel corso della nostra avventura, potremo infatti ingrandire le file dei nostri alleati, inserendoli nelle unità di combattimento, spionaggio ecc.

Questo lato "gestionale" si rivela semplice ma curato e si rivela necessario per migliorare il nostro arsenale e le nostre scorte di munizioni e rifornimenti. Caratteristica fondamentale di Peace Walker è infine l'ottima modalità cooperativa, probabilmente una delle migliori degli ultimi anni, che ci permetterà di giocare tutta l'avventura (o quasi) in compagnia di almeno un'altra persona. Un elemento questo che si rivela necessario durante le boss battle titaniche in cui ci impegnerà il titolo, che spazieranno da semplici carri armati fino ad enormi mezzi blindati. Terminata la longeva campagna (circa 30 ore) restano poi le numerosissime missioni secondarie, che spaziano da missioni di infiltrazione ad altre dedicate unicamente agli scontri contro delle versioni potenziate dei boss, allungando considerevolmente la longevità totale.

 

L'inganno di Kojima


A chiudere la collection rimane Metal Gear Solid 2: Sons Of Liberty, probabilmente il titolo peggio invecchiato dei tre e, soprattutto, il più controverso della saga.

Invecchiato per via della sua telecamera dall'alto, difficile da digerire, e per i comandi ormai datati; controverso per la scelta di Kojima di introdurre come personaggio non più il celebre Solid Snake (MG1;MG2:MGS) ma il giovane ed inesperto Raiden. A ciò, considerato una sorta di "tradimento" da alcuni fan, si aggiunge una mole impressionante di video dalla durata non indifferente, che lasciò alcuni giocatori con l'amaro in bocca.

MGS2 è comunque in toto un Metal Gear Solid, con tutte le sue peculiarità.

La trama, dopo un breve capitolo introduttivo denominato "Tanker", parla di un attacco terroristico all'interno del complesso Big Shell. A fermare i terroristi viene inviato il giovane Raiden, che non ha però mai avuto esperienza sul campo. Nonostante i primi minuti di gioco possano lasciare perplessi sulla qualità del comparto narrativo, in breve tempo sia l'inesperto protagonista che la narrazione subiscono una climax impressionante regalando una storia complessa ed estremamente profonda, che si conclude con dei meravigliosi dialoghi finali.

Per quanto riguarda il gameplay, ancora una volta a farla da padrone è la meccanica stealth, in maniera ancor più marcata degli altri due titoli. Nonostante il primo approccio col titolo possa essere traumatico per via dei comandi decisamente obsoleti, in poco tempo MGS2 svela le sue qualità regalando una esperienza di gioco appagante.

Neo evidente è la longevità, che, escludendo le corpose sequenze video, si attiene sulle 13 ore.

 

Cura maniacale


Ciò che contraddistingue tutti e tre i titoli è certamente, oltre ad una trama di livello, la cura per il comparto tecnico: tutti e tre i titoli presentavano al periodo della loro uscita un dettaglio grafico davvero ottimo, che beneficia ora del restyle HD, riportando al vecchio splendore in particolare MGS2.

Altra peculiarità dell'intera saga è certamente la qualità del comparto audio: i doppiaggi in inglese sottotitolato sono semplicemente magnifici, carichi di pathos e realizzati con enorme professionalità.

La colonna sonora è altrettanto buona, e vanta tracce varie e tutte assolutamente epiche. Molte di esse sono destinate a rimanere nei ricordi del giocatore.

 

Capolavori con qualche problema


Nel complesso ci troviamo di fronte ad una collection di enorme qualità.

Ciò non rende però i titoli privi di difetti: MGS2 è certamente invecchiato male, proponendo comandi ed inquadrature ormai obsolete, mentre Peace Walker, nella sua volontà di rivoluzionare il gameplay della saga, farà storcere il naso ad alcuni fan della saga.

Un appunto va inoltre fatto agli achievements/trofei: escluso il caso di Peace Walker, essi hanno la cattiva abitudine di spoilerare (rovinare) la trama dei giochi: differentemente da quanto avviene di solito, i trofei di MGS2 e MGS3 relativi alla storia non sono oscurati come si usa fare (lasciando la dicitura "obiettivo nascosto"). Per non incorrere in spiacevoli sorprese, ai novizi della saga si sconsiglia di aprire il menu trofei prima della conclusione dei due sopracitati titoli.

 

Operazione nostalgia: completata


In conclusione ci troviamo di fronte ad una collection coi fiocchi, che vanta la presenza di tre giochi di enorme valore.
Il restyle grafico dona nuova vita alle avventure dei protagonisti dei 3 Metal Gear Solid proposti, facendo rivivere le avvincenti storie partorite dalla mente di Hideo Kojima.

Se a tutto ciò uniamo una longevità complessiva altissima, è chiaro come la Metal Gear Solid HD Collection si riveli un titolo da possedere assolutamente, per i novizi e i fan di vecchia data.

 

PRO

  • 3 capolavori riuniti nello stesso disco
  • Storie avvincenti
  • Gameplay profondo
  • Longevità alle stelle

CONTRO

  • MGS2 è invecchiato male
  • Non è un gioco per tutti
  • I trofei/obiettivi spoilerano

GRAFICA: 9

SONORO: 9,6

DIVERTIMENTO: 9,6

LONGEVITA': 9,7


TOTALE:  9,5 

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Condemned 2 - knight

Sempre più in basso


Nella conclusione del precedente Condemned, il protagonista, Ethan Thomas cadeva vittima di orribili allucinazioni. Dopo 11 anni, l'ondata di violenza che ha segnato il primo episodio non sembra arrestarsi, anzi.
Nel frattempo Ethan è diventato un alcolizzato e frequenta i vicoli più malfamati, ormai cacciato dalla SCU (Serial Crimes Unit), finché non viene richiamato dai suoi ex-superiori per una nuova indagine.

Da qui prende il via una trama che, senza troppe pretese, si rivela ben realizzata, in grado di mantenersi sempre interessante fino al colpo di scena finale. 
Nella sua avventura Ethan si ritroverà ben presto a fare i conti sia con le sue allucinazioni, sia, soprattutto, con il gran numero di uomini in preda al delirio omicida che sconvolge la città.

 

Meno paura, ma un gameplay migliorato


A differenza del primo Condemned, questo seguito si rivela, a conti fatti, meno pauroso: a fronte di ambientazioni angoscianti infatti, saranno davvero pochi i momenti in cui il giocatore "salterà dalla sedia", complice anche la mancanza di un adeguato accompagnamento musicale durante alcune scene più concitate. 

Ciò su cui i ragazzi dei Monolith si sono concentrati davvero è però il gamelplay, che si fonda sostanzialmente sull'arsenale su cui metteremo mano. Dal momento che gran parte del nostro viaggio si protrarrà in vicoli e palazzi abbandonati, le armi che potremo utilizzare saranno quasi sempre oggetti come tubi, mazze e anche altri più particolari come palle da bowling e quant'altro. In mancanza di queste potremo sempre far ricorso ai poderosi pugni di Ethan. Si comprende pertanto come la componente corpo a corpo copra la quasi totalità degli scontri, mentre le armi da fuoco verranno elargite con modicità. Per questo motivo è stata riposta una grande cura per quanto concerne i combattimenti: tramite la pressione dei tasti dorsali potremo sferrare colpi con la mano destra o sinistra, mentre premendoli entrambi potremo parare gli attacchi, mentre la levetta analogica servirà a calciare i nemici. Da qui prendono vita numerosi attacchi combo che, se concatenati, riempiranno una barra. Una volta riempita questa, Ethan sarà in grado di colpire il suo nemico con un colpo devastante che nella maggior parte dei casi porterà alla sconfitta dell'avversario. 
Il sistema di combattimento si rivela quindi molto profondo, e richiederà dedizione per essere padroneggiato al meglio, dal momento che i nemici, di qualunque natura essi siano, saranno spesso in superiorità numerica.

 

Ispettore Thomas


Alla natura action di Condemned 2 si lega quella investigativa. In alcune occasione Ethan si troverà infatti ad indagare su alcune scene del crimine, e al giocatore verrà dato il compito di comprendere, ad esempio, in che modo sia stata uccisa la vittima oppure se sia stata trasportata da un altro luogo ecc. Per fare ciò avremo a nostra disposizione oggetti quali una fotocamera,  uno strumento a raggi UV e uno spettrometro. Completata la nostra indagine dovremo rispondere a dei quesiti come "a quando risale il momento del decesso?"; in base alla risposta riceveremo un punteggio che andrà a migliorare le statistiche finali del livello che stiamo giocando. 
Oltre che a rivelarsi un buon modo per variare il gameplay, le investigazioni sono di fatto un mini gioco a sé stanti, ben realizzate e molto piacevoli. Sfortunatamente i momenti in cui ci verrà chiesto di svelare il volto da detective di Ethan non saranno molti, e ciò non può che lasciare il giocatore un po' con l'amaro in bocca.

 

Un'occhiata sui bassifondi 

 

La realizzazione grafica di Condemned 2 è, al pari del gameplay, di grande livello: le ambientazioni sono curate in ogni aspetto, nonché molto varie. Gli effetti di luce e, soprattutto, ombre sono poi una vera gioia per gli occhi.

Dall'altro lato, la componente sonora è stata sufficientemente curata, nonostante alcuni problemi.  Se il doppiaggio in inglese e i rumori ambientali sono decisamente ottimi infatti, d'altro canto la già segnalata mancanza di sottofondo musicale in certe sequenze e in generale un'OST di gioco non indimenticabile sono elementi che penalizzano in complesso il comparto audio.
Resta il fatto che vagare nei meandri di alcune strade deserte e sentire rumori ogni dove è comunque una esperienza angosciante.

 

Qualche difettuccio "condanna" l'avventura dell'agente Thomas


A fronte delle lodi precedenti, qualche difetto va segnalato: innanzitutto, per chiunque cerchi una avventura dai forti tratti horror, sappia già che il titolo non è in grado di spaventare come altri titoli del genere, presentando comunque una forte dose di violenza che si accompagna ad ambientazioni cupe e malsane come se ne vedono in pochi altri giochi oggigiorno; secondariamente, il sistema di checkpoint viene penalizzato da una gestione non sempre adeguata e da un brusco calo di frame rate che si verifica durante i salvataggi.

Nel complesso Condemned 2 viene quindi penalizzato da questi elementi e da quelli precedentemente citati in maniera non gravosa, ma comunque non indifferente.

 

Orrore in compagnia


Alla corposa modalità single player i Monolith aggiungono anche l'ormai immancabile multiplayer. Nonostante la varietà di modalità si discosti dai canoni classici, il risultato non è sufficiente, rivelandosi solo un mero sistema per allungare le ore di gioco.

Una componente comunque non necessaria, dal momento che il single player vanta una longevità in ogni caso piuttosto buona.

 

Un violento viaggio con lieto fine?


Condemned 2 è un buon gioco quindi? Sì, e anche di più.
Una trama interessante, un gameplay profondo e un comparto grafico di livello rendono questo titolo una piccola perla da provare assolutamente. I difetti che gravano sul titolo gli impediscono di raggiungere il grado di "capolavoro", ma ciò non toglie che la cura riposta sull'avventura di Ethan sia chiara ed evidente sin dai primi minuti di gioco. 

La bontà del titolo non può quindi che essere lodata sia per il divertimento che regala, sia per la volontà di sperimentare ed innovare un genere che si sta via via sempre più cristallizzando.

 

PRO

  • Sistema di combattimento ottimo
  • Trama e ambientazioni di grande livello
  • Graficamente ottimo
  • Buon doppiaggio e ottimi effetti sonori
CONTRO
  • Il multiplayer è assolutamente inutile
  • Colonna sonora non eccelsa
  • Qualche problema coi checkpoint
  • Non fa paura
GRAFICA: 9
SONORO: 8
DIVERTIMENTO: 8,8
LONGEVITA': 8

TOTALE: 8,5 
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" L' Angolo del Recensore "... Lumines.

Due intuizioni.

 

Non credo abbia senso parlare nella fattispecie di Electronis Symphony, gioco di lancio di PS Vita, visto che sostanzialmente è uguale agli altri Lumines. La cosa da fare, invece, è far capire bene il concetto e il significato di Lumines in generale.

 

Prendete un puzzle game.

Ben fatto: longevo, divertente e con un buon livello di sfida. Scendono quadrati, costituiti ognuno da 4 quadratini, il tutto nell'ambito del bicromatismo. L'obiettivo è banale: girarli e posizionarli in maniera da mettere insieme quadratini di ugual colore per formare quadratoni. Un po' come il tetris con le righe.

Detto questo, cosa rende grande un puzzle game così semplice (alcuni direbbero anche plagiato)? Sostanzialmente, due intuizioni.

 

Prima intuizione.

Il metodo dell'accumulo. E' possibile accumulare altri quadratini sul nostro quadratone monocromatico per fare più punti, perchè esso non scompare immediatamente. Inoltre, il calcolo dei quadratoni monocromatici (2x2 quadratini di ugual colore) non è attuato secondo il semplice numero di quadratoni formati dal giocatore, ma secondo il teorico numero di quadratoni che possono stare all'interno del sistema monocromatico formato dallo stesso.

E' un concetto un po' astruso detto a parole, dopotutto un puzzle game deve essere più giocato che discusso.

Facciamo un esempio: io riesco a costruire un rettangolo 2x4. Il risultato non sarà 2 quadratoni da 2x2, ma ben 3, anche se io ho fatto cadere solo 2 blocchi monocromatici uno vicino all'altro.

 

Seconda intuizione.

Mutatis Mutandis, differentemente dal Tetris, i quadratoni monocromatici che formiamo non scompaiono immediatamente, ma è presente una linea verticale che scorre da sinistra a destra, così da lasciare il tempo al giocatore di "accumulare". Inoltre, la velocità della linea è variabile secondo la traccia musicale relativa al livello che si sta affrontando.

 

A parole sembra che queste due intuizioni non siano niente di che, però alla fine dei conti rendono il gioco particolare e di alto grado di versatilità. Avremo così livelli riflessivi, lenti, con molto accumulo, e livelli veloci, vissuti sul filo del rasoio, con al massimo 2-3 quadrati accumulati ad ogni ciclo.

 

A tutto ciò è necessario inoltre aggiungere un'altra qualità. I livelli non sono semplicemente un cambio di velocità e ritmo, ma cambi di skin. Muteranno stile, grafica, design dei blocchi e, soprattutto, musica. Ci sono tantissime musiche, e tutte belle. Esse vanno da tracce originali a tracce di altri cantanti, con tanto di video musicale di sottofondo. Il cambio di skin, ovviamente, non è in ordine crescente di rapidità, ma misto. Si passerà dunque rapidamente da un metodo di gioco all'altro.

 

Infine, è necessaria la menzione di 2 blocchi "speciali". Due parole davvero, perchè le cose importanti erano i concetti del gioco più che la spiegazione dei blocchi e delle cosette di contorno. 

Un tipo speciale di quadratino cancella tutti i quadratini del suo stesso colore che lo toccano e che si toccano tra loro, un po' a mo' di trenino. Un altro tipo, invece, "cambia" a caso (o così pare) i colori dei blocchi.

 

Ci sono poche altre cose da dire su Lumines. Sostanzialmente, rimane solo da giocare. Con Electronic Symphony se avete una Vita, altrimenti con il primo, se avete una PSP (o il secondo). Evitiamo tranquillamente, invece, le versioni per console fisse.

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Rif.: " L' Angolo del Recensore "... Lumines.

 

Se iniziassimo a ripercorrere la storia degli sparatutto bellici, ci imbatteremmo certamente in una delle saghe più famose del genere: Medal Of Honor. Il primo titolo, diretto da Steven Spielberg, diede infatti vita ad una delle più belle serie di videogiochi basati sulla Seconda Guerra Mondiale.
E' passato ormai un decennio e il marchio, sotto la guida di Danger Close e DICE, cambia veste e passa alle guerre contemporanee in Medio Oriente, come sempre seguendo fedelmente la realtà storica.
Nella campagna a singolo giocatore seguiremo le vicende di soldati sopravvissuti ad operazioni in territorio nemico, passando tra operazioni stealth ad attacchi a viso aperto. Il realismo degli eventi e del gameplay, unito ad una buona varietà di situazioni riesce a proporre un single player di buon livello.
Senza innovare nulla rispetto ad altri titoli del genere, questo Medal Of Honor riesce a divertire, senza troppi pretesti.
Certo è che i difetti sono piuttosto evidenti: la campagna è lineare, breve e, stranamente, debolissima sotto il punto di vista grafico.
Scrivo "stranamente" perché nell'online invece viene sfruttato il sempre apprezzato motore Frostbite dei DICE.
Mentre infatti la campagna è stata affidata ai Danger Close, il comparto multiplayer è stato prodotto dai creatori di Battlefield.
Questo propone una interessantissima fusione tra gli elementi principali dello stesso Battlefield e il suo concorrente Call Of Duty.
Sistema di comandi e classi sono ereditati dal primo, mentre dal secondo sono riprese la struttura delle mappe e le killstreak.
Sembra quindi essere un buon ibrido tra i due "big" del genere, in grado di soddisfare ogni fan delle due saghe.
Nonostante le idee siano buone, la realizzazione non è affatto in grado di mantenere le promesse.
Ciò che risulta è infatti un multiplayer povero sia per numero di mappe e di modalità, che per varietà di armi e di classi.
Se a questo aggiungiamo che le mappe in stile CoD non riescono ad amalgamarsi con le meccaniche di gioco di Battlefield, comprendiamo come il multigiocatore di Medal of Honor sia poco appassionante.
A questo potremmo poi aggiungere il fatto che le armi si assomiglino molto, oltre che ad essere poche.
Ciò che sicuramente risulta ben realizzato in questo titolo è il comparto sonoro, davvero curato e realistico.
Tutto il resto è invece penalizzato da difetti più o meno gravi.
Tra una campagna buona ma molto breve ed un multiplayer che promette molto ma scade nella banalità, Medal Of Honor non riesce a reggere il confronto coi titoli precedenti della saga, rivelandosi un mero tentativo di riprendere una serie famosa come questa, lasciando l'amaro in bocca ad ogni fan.

 

GRAFICA: 7,7 (contando single e multi)

SONORO: 9

DIVERTIMENTO: 7,8

LONGEVITA': 8

 

TOTALE: 7,3

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"Catherine" - knight96

Una avventura da sogno... o da incubo?

 

Quanti di voi hanno mai sognato di cadere e sprofondare nel vuoto? Avete mai pensato a cosa potrebbe capitare se rimaneste addormentati fino al momento dello schianto col suolo? E' qualcosa che Vincent Brooks, il protagonista di Catherine, nuovo titolo della Atlus, sa molto bene.

Il nostro “eroe” non è un soldato o un paladino della giustizia, di quelli a cui cinema e videogame ci hanno abituato, ma un uomo normalissimo, con una vita tranquilla, privo di aspirazioni particolari.

La sua esistenza alterna ai momenti con gli amici quelli con la bella fidanzata Katherine.
L'equilibrio di Vincent è tuttavia destinato ad essere completamente rovesciato dall'incontro con la giovane e provocante Catherine.
Vincent si trova così coinvolto in una spirale di tradimento e menzogne, seriamente complicata però dalla notte. Nel sonno Vincent è infatti catapultato in incubi che lo vedono arrampicarsi per immense pareti dove cadere equivale a morire nella vita reale.

Tra incubi e dilemmi amorosi, starà al giocatore guidare il protagonista lungo un tortuoso percorso di maturazione, in cui le scelte prese lo porteranno a giungere ad uno degli 8 finali del titolo.

 

Una esperienza del tutto nuova

 

“Catherine” è probabilmente il miglior esempio di gioco che si distingue dalla massa. Questo lo fa a partire dalla trama: l'esperienza di Vincent, se eliminiamo la componente soprannaturale, non è altro che una comune storia di tradimento, una storia che potremmo aver sentito o che potremmo addirittura aver vissuto. Le scelte di Vincent, prese dal giocatore, e gli eventi che si susseguono nel corso della settimana in cui si snoda l'avventura immergono letteralmente lo “spettatore”, con colpi di scena, una sceneggiatura di enorme livello e personaggi caratterizzati egregiamente.

Tutti i comprimari e protagonisti di “Catherine” sono infatti dotati di grande personalità: la sensuale Catherine, l'amorevole ma risoluta Katherine, gli amici di Vincent e Vincent stesso, un personaggio estremamente curato, che si rivela di fatto uno degli “eroi videoludici” più apprezzabili di sempre.


Il gameplay si struttura sostanzialmente in due “blocchi”: il primo è rappresentato ovviamente dagli incubi di Vincent; il sistema di gioco qui è definibile come un puzzle-platform, in cui dovremo muovere dei cubi per aprirci la strada verso la cima, evitando trappole e cadute. Ad aiutarci avremo inoltre oggetti speciali, acquistabili o ottenibili durante la scalata.

Per rendere il tutto più frenetico e complesso, lentamente i cubi sotto i nostri piedi crolleranno, e le cose si complicheranno ancor di più durante le atipiche boss fight. Questi nemici altro non sono che la rappresentazione delle paure di Vincent, e ci daranno la caccia durante alcune scalate. Al termine di ogni sessione raggiungeremo una zona intermedia dove ad attenderci troveremo il “Confessionale”. Qui ci verrà posta una domanda che mirerà ad indagare il carattere del giocatore: fedele o traditore? Desideroso di sposarsi o spirito libero? Queste scelte influenzeranno il karma di Vincent, non secondo il classico stilema del “bene/male”, ma in una maniera che noi stessi dovremo comprendere.

Il secondo “blocco” del gioco è rappresentato dallo Stray Sheep Bar, il luogo di ritrovo di Vincent e dei suoi amici. Qui avremo modo di chiacchierare con i personaggi, trascorrere del tempo col videogioco “Raperonzolo” (una versione arcade degli incubi, con tanto di trama a sé stante), bere qualche drink e, soprattutto, messaggiare con Katherine e Catherine. Il contenuto degli sms inviati influenzeranno ancora una volta il nostro karma, andando a modificare i pensieri di Vincent e, soprattutto, il finale.

In aggiunta alla modalità storia, denominata “Golden Playhouse”, si aggiunge poi la modalità cooperativa Colosseo, sprovvista però di una modalità online, e la “Torre di Babele”, che prevede altre ardue sfide per il nostro alter ego.

“Catherine” si rivela così un titolo tanto originale quanto avvincente, che fa del suo punto di forza la trama appassionante, ma anche un gameplay vario e intrigante, che “rapisce” il giocatore per la considerevole durata di 17-18 ore.

 

Gusto orientale e musiche affascinanti

 

I ragazzi di Atlus si sono concentrati a fondo sulla loro creatura, e non contenti di averla dotata di trama e gameplay di spessore, hanno realizzato anche un comparto tecnico e sonoro di enorme livello.

Lo stile grafico riprende quello degli anime, con disegni di pregievole fattura, in grado di dare un tocco di classe al titolo, senza dimenticare l'ottimo impatto che lasciano le espressioni facciali dei personaggi.

A chiudere il tutto vi è una colonna sonora che definire sensazionale non è affatto esagerato: composizioni appropriate, che variano tra motivetti rilassanti, musica classica e tracce più frenetiche.

Il risultato è un comparto grafico/sonoro delizioso e unico nel suo genere, che difficilmente potrà essere dimenticato.

 

Qualche errore da incubo

 

Non è un titolo tutto rose e fiori “Catherine”.

I problemi colpiscono in particolare le fasi degli incubi di Vincent. Questi, come detto in precedenza, si presentano come enormi scalate di muri fatti di blocchi.

La telecamera inquadra in maniera frontale questa facciata, ma si rivela problematica quando Vincent deve arrampicarsi dietro ad essa.

A peggiorare le cose vi è l'assurda scelta degli sviluppatori di invertire i comandi quando ci troviamo dall'altro lato del muro di cubi, rendendo l'azione estremamente difficoltosa.

Continuo poi dicendo che la scelta di affidare al tasto X/A sia l'azione di spostamento cubi che quella di mollare la presa durante una arrampicata porta spesso ad involontarie cadute.

A chiudere il tutto vi è una difficoltà talvolta davvero frustrante, che se da un lato dà grande soddisfazione al termine di una sfida, dall'altro a volte porta a situazione ingestibili, quasi estreme.

Sono problemi non semplicissimi da risolvere, ma che avrebbero meritato maggior attenzione.

 

Una perla in un mare di mediocrità

 

Nonostante questi difetti, “Catherine” è certamente uno dei migliori titoli di questa generazione, un titolo tanto prezioso e ben confezionato, quanto estremamente rilegato ad un pubblico di nicchia.

I difetti sopracitati vanno necessariamente a penalizzare il voto finale, che sarebbe potuto essere ben più alto.

In ogni caso, chiunque sia disposto a provare un gioco innovativo come questo, avrà modo di seguire una trama appassionante, un percorso di maturazione sia per Vincent che per il giocatore stesso, fino a giungere a uno dei finali. Finali che non possono essere classificati come “buoni” o “cattivi”, perché bene e male non sono contemplati in questo gioco. Ci sono solo le scelte che facciamo, e le conseguenze a cui esse ci portano.

Lo stile unico di questo videogioco, che spazia tra il fascino morboso e l'horror, rappresenta un unicum nel panorama videoludico, un'opera di enorme valore.

 


GRAFICA: 9,2

SONORO: 9,5

DIVERTIMENTO: 9,3

LONGEVITA': 9

 

TOTALE: 9,3

 

 

PS: una domanda: quanti giochi avete con all'interno un libretto di istruzioni a colori e che superi le 5 pagine? Ecco, anche questo c'è in "Catherine"

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Abbandonai il forum in data ‎09-10-2012 10:18 PM
Torno per scoprire che è pure peggiorato

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