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senior50
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Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

Riprendo questo mio 3ad per non crearne uno ex novo, che non mi sembra il caso…………..



Finalmente dopo lunghi lavori di restauro ed un altrettanto lungo periodo di ferie, riapre l’osteria virtuale ‘Al cacciatore vigliacco’, ora rinominata ‘Al granchio stanco’.
Quivi il buon Flegias torna a mescere pintoni di birra agli utenti del forum e per Mattiak, naturalmente, bottiglie di ottimo Jameson. Ed è pure riuscito a recuperare, al mercato nero, alcune bottiglie di assenzio da far tracannare ad Odino.
Tutto questo per la sua felicità (di Flegias) che vede rimpinguarsi il c/c di migliaia di € (virtuali).

Qui, come al solito, tutte le sere si ritrovano parecchi utenti del forum a bere in abbondanza e divertirsi in tranquillità.
E, come a volte capita, Senior50 racconta qualche storiella ‘pazza’ su vari argomenti che spaziano dall’antichità ai nostri giorni, o che risulta essere solo inventata.

Stasera, dal momento che ci ritroviamo nel periodo quaresimale gli è sembrato buono e giusto mettere in padella qualcosa di inerente.

Senio50 ci erudirà, quindi, sul ritrovamento del manoscritto della “Passione di Prodi” secondo Vespa

Ed ecco ciò che ci viene raccontato in una tranquilla serata tra una pinta di birra e l’altra…..

Dopo secoli di ricerche, finalmente uno dei grandi enigmi della filologia è stato risolto.
Un gruppo di studiosi dell’Istituto Culturale Echoes il 21 Febbraio del 2307 ha ritrovato il leggendario manoscritto di Bruno Vespa sulla “Passione di Prodi” risalente al I° anno dopo Silvio.
Del manoscritto parlavano molti autori coevi, tra cui Giuliano Ferrara detto l’Apostata per essersi convertito alla corrente di Adornato dopo aver abiurato il comunismo.
Ferrara raccontava che Vespa scrisse l’opera a mano perché dopo i famosi tagli della spesa pubblica voluti dalla finanziaria di Prodi, in Rai non avevano lasciato nemmeno un computer per risparmiare sulla corrente.
Un altro scrittore del tempo, Sandro Curzi, ne metteva in dubbio l’autenticità, ritenendoli falsi dossier fatti venire dalla Russia da Guzzanti e Scaramella per screditare il governo.
Il manoscritto è stato rinvenuto in un sotterraneo della sede Rai di Viale Mazzini, nascosto, probabilmente dall’autore stesso, sotto il parrucchino di Pippo Baudo e un seno rifatto della Parietti.
Il ritrovamento è avvenuto proprio nel giorno in cui il leader dell’opposizione Pier Pier Silvio XIII° invocava le dimissioni del governo di centrosinistra andato in minoranza al Senato sul rifinanziamento della missione di pace su Marte.
Eccone in anteprima il contenuto:

In quel tempo Arturo Parisi, l’ulivista che egli amava, andò da Prodi e disse:
“Professore,dove vuoi che si riunisca il centrosinistra per preparare il Programma?”
E quello rispose:
“Si faccia a Bologna. Non mangeremo bambini, come il nostro padre Cossutta ci ha insegnato, né Agnelli, per risanare la Fiat, ma mortadella, ed essa sia il simbolo della nostra Unione”
E Parisi andò e fece quanto gli aveva detto.
Ora mentre erano tutti riuniti Pannella si alzò e disse loro:
“Non mangerò ne berrò con voi fin quando non saranno approvati i Pacs”.
Allora Prodi disse: “In verità in verità sui Dico uno di voi mi tradirà.”
A quel punto Mastella disse:
“Professore sono forse io il traditore?”
E quello: “Clemente, prima che Apicella canti tu avrai già fatto il Grande Centro con Casini”.
Allora quelli di Rifondazione e dei Comunisti Italiani, che erano seduti alla sua sinistra, gli dissero:
“Professore noi non ti tradiremo.
Non siamo mica come Pecoraro Iscaniota il quale disse: “In tre giorni distruggerò la Tav e il Ponte sullo Stretto!”
E De Gregorio alzatosi in piedi esclamò:
“Io seguirò Silvio. Egli è venuto per rimettere a noi i nostri reati: corruzione, associazione mafiosa, falso in bilancio”
E Prodi gli rispose: “Come Silvio ha compiuto tutte queste Grandi Opere io moltiplicherò le tasse”
Quando il Programma fu pronto si presentarono agli elettori.
Allora Andreotti chiese al popolo: “A chi volete che dia la fiducia al Senato, a Prodi o a Berlusconi?”
E quelli risposero: “A morte, cioè… al governo… Prodi!”
Ma Andreotti disse: “Berlusconi è un brigante, volete che lo rimandi ad Arcore e appoggi il governo Prodi?”
E quelli risposero con forza: “A morte… cioè al governo… Prodi!”
Ma Calderoli che era tra la folla urlò: “Hei terùn! Ma sei proprio un pirlotto! Sei un senatore a vita non puoi votare la fiducia!”
E Andreotti: “Ciò che ho fatto ho fatto.”
E mentre si lavava le mani aggiunse: “Avete fatto la porcata e l’Italia si è spaccata!”.
Allora Diliberto e Giordano portarono Prodi nella piazza di Vicenza.
Li seguivano Casarini e Agnoletto, armati di falci e martelli.
Dopo averlo avvolto in una bandiera rossa gli gridarono:
“Tu che hai detto di voler portare la pace perché non ritiri le truppe dall’Iraq?”
Così cadde al Senato per opera di due malfattori, Rossi e Turigliatti, perché si avverasse la profezia di Bondi:
“Al Senato non avranno la maggioranza!”
Quel giorno a Palazzo Madama c’erano tre donne che lo seguivano da tempo: Luxuria, la Bindi e la Turco.
Allora Prodi disse: “Almeno ora che mi sono dimesso allontanate da ma queste donne e portatemi la Santanchè!”
Dopo tre giorni il Presidente della Repubblica lo chiamò al Quirinale e gli disse:
“Per l’ultima volta ti faccio risorgere coi miei poteri costituzionali!”
Dopo la resurrezione prese con se Fassino, D’ Alema e Rutelli e si presentò a Follini.
Questo come lo vide esclamò:
“Prodi nostro che stavi a Bruxelles, sia De Benedetti il tuo nome, venga il tuo governo e ci sia la fiducia alla Camera e al Senato.
Dacci oggi una pensione, ma rimetterai a noi il debito pubblico come lo noi lo rimettemmo a Giuliano Amato?”
e Prodi rispose: “Marco seguimi,farò di te un pescatore di voti.”

Così si conclude…forse…la passione del Presidente del Consiglio Romano Prodi.


Bene, è arrivata l’ora di chiusura, Flegias sta facendo le pulizie nel locale e noi avventori dobbiamo alzarci ed andarcene prima che ci butti fuori a colpi di scopa.
Un po’ barcollando ed un po’ no, tutti ce ne andiamo alle nostre casette per il meritato riposo quotidiano.

Alla prossima
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

Davvero divertente, Senior! :Lol:
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senior50
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Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

ecco un'altra serata al bar virtuale, ed ecco un'altra storia che va a pareggiare (par condicio) :Lol: l'ultima raccontata......

LA VIA CRUCIS DI BERLUSCONI
In quel tempo Silvio aveva portato la sua parola al popolo già da molto tempo;
ma il declino si stava avvicinando.
Cosicché mentre un giorno stava pregando nell’orto dei Getzemani, dal solito delegato del ministero delle finanze giunse il fatidico tradimento, ma fondamentalmente se lo aspettava: Giuda Follini, l’ex democristiano, non l’aveva mai potuto vedere.
Fu così portato davanti al Giudice Ponzio ‘Di Pietro’ Pilato, che invece di lavarsi le mani si accanì talmente tanto sull’imputato, che Berlusconi si vide costretto a chiedere il trasferimento del Processo da Gerusalemme a Brescia; ma invano, i soliti giudici comunisti della Cassazione, appartenenti alla corrente di Magistratura Democratica, respinsero l’istanza.
Così il popolo si trovò a dover scegliere tra liberare Berlusconi o Totti.
Fu fatta una gara di barzellette, a un certo punto sembrava che il Cavaliere avesse preso il sopravvento con la Barzelletta del risanamento dei conti pubblici del suo governo, promettendo persino di togliere l’ICI alle baracche degli israeliani, ma Totti, con una magistrale punizione dal limite dell’area, incantò la popolazione che scelse di liberare lui.
Berlusconi fu quindi condannato a subire una settimana di lezioni scolastiche con la nuova riforma Moratti sulla scuola, e a dovere fare quattro giorni di lavoro da precario a Mirafiori, obbligandolo ad iscriversi alla CGIL.
Berlusconi si rifiutò proferendo: “piuttosto mi immolo sul calvario, maledetti comunisti!!!”
Così Berlusconi fu spogliato di tutte le sue cariche, e cominciò la sua personalissima via crucis.
Alla prima stazione incontrò Fini, che da poco convertitosi all’ebraismo, ne prese le distanze, fingendo di non conoscerlo.
Alla seconda stazione Casini si avvicinò, ma forte del sue 6%, si rifiutò di dargli l’appoggio esterno.
Alla terza stazione Berlusconi cadde per la prima volta, gli si avvicinò così Bossi, ma col caz.zo che gli diede una mano!!!
Alla quarta stazione il Cavaliere incontrò i giocatori del Milan, i quali, dovendo preparare la rincorsa alla champions, non potevano aiutarlo poiché già in ritiro.
Alla quinta stazione a Berlusconi, già in crisi mistica, parve di vedere il Falso in Bilancio, il quale gli riferì:” sei la cosa più falsa che esista, anche di me, finirai all’inferno”.
Ma il Cavaliere non voleva rassegnarsi e chiese di cambiare la Costituzione, invano; voleva ridurre le stazioni della via crucis a 6, visto che era già a 4 due potevano essergli tolte per prescrizione, ma il Magistrato che doveva giudicare era Violante.
Nelle stazioni successive Berlusconi incontrò di tutto e di più: D’Alema, Ciampi, Letta, Putin, Blair, Bondi, Schifani; gli ultimi due gridarono al complotto sovietico e si opposero alle rogatorie da Nazareth sui conti del Cavaliere; ma si trovarono di fronte quel Comunista di Caselli e furono condannati a due letture quotidiane del libretto rosso di Mao per i successivi 30 anni.
Oramai la sorte di Berlusconi era segnata e si ritrovò in cima al suo Calvario.
Provò persino a comprarlo, intestando il tutto a un prestanome.
Ma dalla parte opposta la scalata di Unipol era stata più veloce e con un’OPA avevano già acquisito tutto.
La croce fu issata ma Berlusconi si rifiutò di salirvi, in quanto i lavori per l’installazione della stessa erano stati appaltati alle Cooperative Rosse.
Alla fine, convinto anche dalla moglie Veronica Lario che non vedeva l’ora di liberarsene, salì sul suo ultimo trono.
Guardando al cielo riuscì a proferire le sue ultime parole: “non vi libererete così facilmente di me, maledetti comunisti mangiabambini, vedrete che troverò il modo di tornare, fra qualche giorno…”
Alché il Giudice Di Pietro ricordò al Cavaliere che tutte le sue leggi sulla giustizia sarebbero state cancellate.
Berlusconi trovò l’ultima forza per dire: “i soliti comunisti che stravolgono le mie parole, non l’ho mai detto”
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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senior50
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Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

oggi ci sta proprio bene una novella del decamerone di Giovanni Sboccaccio :Lol:
tutti pronti? tracannatevi le vostre pinte di birra e cominciamo

Ottava giornata. Novella sesta.
Berlusconi aveva un suo poderetto non lontano da Arcore, nel quale allevava ogn’anno un maiale, che lui il nomava “il porco comunista”, ed era sua usanza sempre in dicembre d’andarsene con la moglie in villa, e ucciderlo e quivi farne bei presciutti.
Una volta, non essendo la Veronica ben sana, Berlusconi andò egli solo; la qual cosa sentendo Dell’Utri e Previti se n’andarono ad un prete, tal Baggetto Bozzo, loro amico e vicino di Silvio. Aveva Berlusconi, la mattina che costor giunsero, ucciso quel maiale, e vedendoli col prete Bozzo, li chiamò e menatili in casa, mostrò loro questo porco.
Allora Dell’Utri a lui disse: - Deh! che bel maiale! Vendilo, e godiamocene i denari; e a moglieta dì che ti sia stato imbolato, cioè rubato, da cattivi comunisti.
Berlusconi disse:
- No, ella nol crederrebbe; non v’impicciate, ché nol farei mai.
Le parole furono assai, ma niente ottennero, sì che costoro partirsi da lui.
Disse Dell’Utri a Previti: - Vogliamogli noi stanotte imbolare, ovver sottrarre, come da articolo 654 Codice penale che tu ben conosci, quello grasso porco?
- Adunque - disse Cesare - facciamolo; e poscia cel goderemo qui insieme col sacerdote.
Baggetto disse che per lui va bene.
- Qui si deve usare - disse allora Dell’Utri - un poco d’arte. Tu sai come Berlusconi beve volentieri quando altri paga; andiamo e meniallo alla taverna, e quivi il prete non lasci pagare nulla a lui; e il Cavaliere finirà sbronzo. Così fecero.
Berlusconi, veggendo che Baggetto Bozzo nol lasciava pagare, si diede in sul bere, e si caricò ben bene; quando si partì dalla taverna, se n’entrò in casa, e credendosi aver serrato l’uscio, il lasciò aperto e andossi al letto. Previti e Dell’Utri entrarono dentro, e il porco, a casa del prete el portarono.
Berlusconi, essendogli il vino uscito del capo, si levò la mattina, guardò e non vide il porco suo, e vide l’uscio aperto; e incominciò a far rumore grande:
- Ohimé, dolente mé, il porco mi è stato imbolato!!!
Dell’Utri e Cesare Previti levatisi, se n’andarono verso Berlusconi. Il qual, come li vide, quasi piagnendo chiamatili, disse:
- Ohimè, il porco mio m’è stato rubato!
Dell’Utri, accostatoglisi, sottovoce gli disse:
- Così di’ - diceva Dell’Utri - grida forte sì, che paia bene che sia stato così.
Berlusconi gridava allora più forte e diceva: - Al corpo di Dio, che io dico da davvero che m’è stato imbolato.
E Dell’Utri diceva: - Fatti ben sentire, sì che egli paia vero.
E Berlusconi: - Che io sia impiccato per la gola se non è il vero! Il porco m’è stato rubato, il giuro!
- Deh! - disse Dell’Utri – come può essere?
- Per certo - disse Berlusconi - egli è così, io son disperato: moglie nol mi crederà.
- Ma tu sai Silvio che ieri io t’insegnai a dir così: io non vorrei che tu ti facessi beffe insieme di moglieta e di noi.
Berlusconi prese a gridare: - Deh! Mi farete bestemmiare Iddio e’ santi! Vi dico che il porco m’è stato imbolato stanotte.
Disse allora Previti: - Se è così, noi sappiamo come riaverlo. Deve essere stato alcuno de tuoi vicini; io so di un cibo magico che costringe a dir la verità.
- La Boccassina? – Chiese Silvio.
- No, è un altro, tu ancora nol conosci. - Disse Dell’Utri. - Farò magia a tutti i tuoi vicini, certo un di loro l’ha avuto.
- Come è dunque da fare? – Chiese Silvio.
Rispose Previti: - Facciomi fare dei pasticcini e faccioli benedire, e i dolcetti ci diranno magicamente chi è il ladro. Voglilo fare?
Disse Berlusconi: - Ve ne priego, ché se sapessi chi l’ha avuto, sarei mezzo consolato.
- Io sono pronto - disse Dell’Utri - ad andare infino al paese per quelle cose necessarie in tuo servigio, se tu mi dai i denari.
Aveva il Cavaliere quaranta soldi, li quali a lui li diede. Dell’Utri, comperati i pasticcini, a un paio cambiò il ripieno. Ne fece riempire due con cacche di cani; poscia li fece ricoprire di zucchero come l’altri, e per non scambiarle, fece lor fare un certo segnaluzzo per lo quale egli molto bene le conoscea, e se ne tornò a Silvio e dissegli:
- Tu inviti domattina a ber con teco tutti color che sono di qui intorno, e io farò stanotte la incantagione sopra a li dolcetti.
La mattina, radunata una buona brigata di giovani di Milano 2, che vicini la villa erano, Dell’Utri e Previti vennero con un vassoio di pasticcini.
- Signori, - disse Dell’Utri - a Berlusconi fu tolto un suo bel porco; e perciò vi dà a mangiar questi dolcetti con l’incantagione.
Sappiate che chi avrà rubato il maiale, non potrà mandar giù il pasticcino, anzi gli parrà più amaro che veleno, e sputerollo.
Dell’Utri, ordinatili in cerchio e messo Silvio tra loro, cominciò a dare a ciascun la sua. Quivi ciascun guatava nel viso l’uno all’altro, per veder chi la sua sputasse. Come fu il turno di Silvio, presa una delle ripiene con feci canine, gliele pose in mano. Il Cavaliere prestamente se la gittò in bocca e cominciò a masticare; ma tosto come la lingua sentì lo saporaccio, così Berlusconi, non potendo l’amaritudine sostenere, la sputò fuori.
S’udì un dei presenti commentare: - Eja, Berlusconi, che vuol dir questo?
Dell’Utri, veduto che Silvio la sua aveva sputata, disse:
- Aspetta, forse che alcuna altra cosa gliele fece sputare: tenne un’altra - e presa la seconda, gliele mise in bocca.
Berlusconi, se la prima gli era paruta amara, questa gli parve amarissima; ma pur vergognandosi di sputarla, alquanto masticandola la tenne in bocca, e tenendola cominciò a gittar le lagrime che parevan ciliegie, sì eran grosse; e infine, non potendo più, la gittò fuori come la prima.
Tutti dissero che per certo Berlusconi se l’aveva imbolato egli stesso; e furono di quegli tra i vicini che aspramente il ripresero.
Partiti che si furono, rimasti Dell’Utri e Previti col Cavaliere, gl’incominciò Previti a dire:
- Io l’aveva per certo che tu l’avevi rubato da solo, e volevi mostrare che ti fosse stato imbolato.
Silvio, il quale ancora non aveva sputata l’amaritudine della cac.ca canina, incominciò a giurare che egli il porco sottratto non l’avea.
A lui Dell’Utri disse:
- Un tale dei vicini mi disse che tu havvi una giovinetta, una tua pecoreccia amante, e certo tu presso costei avevi inguattato lo maiale.
Tu credi di far passare noi per fessi, e ci hai fatto di brutto imbufalire; e per ciò o tu ci doni due paia di pollastre, o diremo a monna Veronica ogni tal cosa.
Silvio, vedendo che creduto non era, non volendo anche l’ira della moglie, diede a costoro due paia di gallinelle. Le quali avendo loro prese, e di già spartito il porco col prete, lasciaron Berlusconi col danno e con le beffe. :Stupid:
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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kollaby_ita
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Registrato: 11-02-2012
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Rif.: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

http://anafleotoclo.blogspot.com/

 

Questa si che è stupida XD

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Rif.: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....


kollaby_ita wrote:

http://anafleotoclo.blogspot.com/

 

Questa si che è stupida XD



Hai riesumato un thread del 2008 :smileyindifferent:


Mauro Sanna
3D Artist
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Rif.: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....


MannaTheBerserk ha scritto:

kollaby_ita wrote:

http://anafleotoclo.blogspot.com/

 

Questa si che è stupida XD



Hai riesumato un thread del 2008 :smileyindifferent:


 

 

+1


Myu sempre con noi!!!


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Community Team - Moderator
Gwolf8
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Registrato: 28-02-2011
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Rif.: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

necroposting. chiudo.

firma gwolf1.jpg

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