oggi ci sta proprio bene una novella del decamerone di Giovanni Sboccaccio

tutti pronti? tracannatevi le vostre pinte di birra e cominciamo
Ottava giornata. Novella sesta.
Berlusconi aveva un suo poderetto non lontano da Arcore, nel quale allevava ognanno un maiale, che lui il nomava il porco comunista, ed era sua usanza sempre in dicembre dandarsene con la moglie in villa, e ucciderlo e quivi farne bei presciutti.
Una volta, non essendo la Veronica ben sana, Berlusconi andò egli solo; la qual cosa sentendo DellUtri e Previti se nandarono ad un prete, tal Baggetto Bozzo, loro amico e vicino di Silvio. Aveva Berlusconi, la mattina che costor giunsero, ucciso quel maiale, e vedendoli col prete Bozzo, li chiamò e menatili in casa, mostrò loro questo porco.
Allora DellUtri a lui disse: - Deh! che bel maiale! Vendilo, e godiamocene i denari; e a moglieta dì che ti sia stato imbolato, cioè rubato, da cattivi comunisti.
Berlusconi disse:
- No, ella nol crederrebbe; non vimpicciate, ché nol farei mai.
Le parole furono assai, ma niente ottennero, sì che costoro partirsi da lui.
Disse DellUtri a Previti: - Vogliamogli noi stanotte imbolare, ovver sottrarre, come da articolo 654 Codice penale che tu ben conosci, quello grasso porco?
- Adunque - disse Cesare - facciamolo; e poscia cel goderemo qui insieme col sacerdote.
Baggetto disse che per lui va bene.
- Qui si deve usare - disse allora DellUtri - un poco darte. Tu sai come Berlusconi beve volentieri quando altri paga; andiamo e meniallo alla taverna, e quivi il prete non lasci pagare nulla a lui; e il Cavaliere finirà sbronzo. Così fecero.
Berlusconi, veggendo che Baggetto Bozzo nol lasciava pagare, si diede in sul bere, e si caricò ben bene; quando si partì dalla taverna, se nentrò in casa, e credendosi aver serrato luscio, il lasciò aperto e andossi al letto. Previti e DellUtri entrarono dentro, e il porco, a casa del prete el portarono.
Berlusconi, essendogli il vino uscito del capo, si levò la mattina, guardò e non vide il porco suo, e vide luscio aperto; e incominciò a far rumore grande:
- Ohimé, dolente mé, il porco mi è stato imbolato!!!
DellUtri e Cesare Previti levatisi, se nandarono verso Berlusconi. Il qual, come li vide, quasi piagnendo chiamatili, disse:
- Ohimè, il porco mio mè stato rubato!
DellUtri, accostatoglisi, sottovoce gli disse:
- Così di - diceva DellUtri - grida forte sì, che paia bene che sia stato così.
Berlusconi gridava allora più forte e diceva: - Al corpo di Dio, che io dico da davvero che mè stato imbolato.
E DellUtri diceva: - Fatti ben sentire, sì che egli paia vero.
E Berlusconi: - Che io sia impiccato per la gola se non è il vero! Il porco mè stato rubato, il giuro!
- Deh! - disse DellUtri come può essere?
- Per certo - disse Berlusconi - egli è così, io son disperato: moglie nol mi crederà.
- Ma tu sai Silvio che ieri io tinsegnai a dir così: io non vorrei che tu ti facessi beffe insieme di moglieta e di noi.
Berlusconi prese a gridare: - Deh! Mi farete bestemmiare Iddio e santi! Vi dico che il porco mè stato imbolato stanotte.
Disse allora Previti: - Se è così, noi sappiamo come riaverlo. Deve essere stato alcuno de tuoi vicini; io so di un cibo magico che costringe a dir la verità.
- La Boccassina? Chiese Silvio.
- No, è un altro, tu ancora nol conosci. - Disse DellUtri. - Farò magia a tutti i tuoi vicini, certo un di loro lha avuto.
- Come è dunque da fare? Chiese Silvio.
Rispose Previti: - Facciomi fare dei pasticcini e faccioli benedire, e i dolcetti ci diranno magicamente chi è il ladro. Voglilo fare?
Disse Berlusconi: - Ve ne priego, ché se sapessi chi lha avuto, sarei mezzo consolato.
- Io sono pronto - disse DellUtri - ad andare infino al paese per quelle cose necessarie in tuo servigio, se tu mi dai i denari.
Aveva il Cavaliere quaranta soldi, li quali a lui li diede. DellUtri, comperati i pasticcini, a un paio cambiò il ripieno. Ne fece riempire due con cacche di cani; poscia li fece ricoprire di zucchero come laltri, e per non scambiarle, fece lor fare un certo segnaluzzo per lo quale egli molto bene le conoscea, e se ne tornò a Silvio e dissegli:
- Tu inviti domattina a ber con teco tutti color che sono di qui intorno, e io farò stanotte la incantagione sopra a li dolcetti.
La mattina, radunata una buona brigata di giovani di Milano 2, che vicini la villa erano, DellUtri e Previti vennero con un vassoio di pasticcini.
- Signori, - disse DellUtri - a Berlusconi fu tolto un suo bel porco; e perciò vi dà a mangiar questi dolcetti con lincantagione.
Sappiate che chi avrà rubato il maiale, non potrà mandar giù il pasticcino, anzi gli parrà più amaro che veleno, e sputerollo.
DellUtri, ordinatili in cerchio e messo Silvio tra loro, cominciò a dare a ciascun la sua. Quivi ciascun guatava nel viso luno allaltro, per veder chi la sua sputasse. Come fu il turno di Silvio, presa una delle ripiene con feci canine, gliele pose in mano. Il Cavaliere prestamente se la gittò in bocca e cominciò a masticare; ma tosto come la lingua sentì lo saporaccio, così Berlusconi, non potendo lamaritudine sostenere, la sputò fuori.
Sudì un dei presenti commentare: - Eja, Berlusconi, che vuol dir questo?
DellUtri, veduto che Silvio la sua aveva sputata, disse:
- Aspetta, forse che alcuna altra cosa gliele fece sputare: tenne unaltra - e presa la seconda, gliele mise in bocca.
Berlusconi, se la prima gli era paruta amara, questa gli parve amarissima; ma pur vergognandosi di sputarla, alquanto masticandola la tenne in bocca, e tenendola cominciò a gittar le lagrime che parevan ciliegie, sì eran grosse; e infine, non potendo più, la gittò fuori come la prima.
Tutti dissero che per certo Berlusconi se laveva imbolato egli stesso; e furono di quegli tra i vicini che aspramente il ripresero.
Partiti che si furono, rimasti DellUtri e Previti col Cavaliere, glincominciò Previti a dire:
- Io laveva per certo che tu lavevi rubato da solo, e volevi mostrare che ti fosse stato imbolato.
Silvio, il quale ancora non aveva sputata lamaritudine della cac.ca canina, incominciò a giurare che egli il porco sottratto non lavea.
A lui DellUtri disse:
- Un tale dei vicini mi disse che tu havvi una giovinetta, una tua pecoreccia amante, e certo tu presso costei avevi inguattato lo maiale.
Tu credi di far passare noi per fessi, e ci hai fatto di brutto imbufalire; e per ciò o tu ci doni due paia di pollastre, o diremo a monna Veronica ogni tal cosa.
Silvio, vedendo che creduto non era, non volendo anche lira della moglie, diede a costoro due paia di gallinelle. Le quali avendo loro prese, e di già spartito il porco col prete, lasciaron Berlusconi col danno e con le beffe.
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)