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senior50
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storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

apro un nuovo 3ad per invitare gli utenti che hanno un pò di fantasia a scrivere una breve storia (naturalmetne con una trama) che sia come detto nel titolo......
insolita.
Io comincio con questa.... ma ne ho scritte anche altre....che non mi vergognerò di inserire in questo 3ad


L’inventore del pesce
Chi nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre 1865 fosse passato vicino al sinistro castello di Baraban, in Normandia, avrebbe visto un uomo, avvolto in un ampio ferraiolo camminare nella notte tenebrosa.
Quell’uomo era un certo Clement Barion, soprannominato <> data la sua magrezza. Bene, quest’uomo non c’entra per niente con la narrazione. Come non c’entra per niente il sinistro castello di Baraban. Anzi, dirò di più, ci si può pure fare beffe senza temenza o timore alcuni, sia del castello che dell’uomo avvolto nell’ampio ferraiolo.
Oggi vi volevo parlare dell’inventore del pesce. La cosa ha una certa importanza perché finora, un simile argomento non è stato trattato, vuoi per manifesta incompetenza dei ricercatori, vuoi perché l’argomento sembrava frivolo…….. Volete un whisky??? Immagino di si…..
Dunque, dovete sapere che nel 3251 a.C. viveva in Egitto all’ombra dell’enorme piramide di Ramsete I°, l’apolide Ernesto. Egli era andato in Egitto dalla lontana Fiandra per un equivoco. Ammalatosi verso i 15 anni di influenza, il medico gli ordinò di prendere un piramidone con cialda.
Il giovane Ernesto, inesperto di medicinali e di monumenti funerari, andò in Egitto e là tentò di ingoiare la grande piramide di Ramsete I° , credendo, nella sua semplicità, che fosse quello il piramidone della ricetta. Dopo 2 mesi di sforzi inutili, avendo esaurito tra l’altro, tutte le cialde, il giovane Ernesto smise i tentativi.
Intanto, dato che l’influenza gli era passata, il giovane apolide si sposò con una certa Tarana De Cocchis, nobildonna decaduta da piccola. Da parte della donna il matrimonio fu un errore. Ella infatti sposò il giovane Ernesto credendo che avesse influenza a corte, mentre invece, come si è visto, il giovane aveva solo influenza con leggere complicazioni bronchiali.
Comunque la vita dei due fu subito amareggiata da incompatibilità di carattere e da vasi egizi in testa. Fu così che il giovane apolide, per restare un po’ quieto, si ritirò in una capanna sulle rive del Nilo e incominciò gli studi sul pesce.
Dopo nottate passate tra storte, alambicchi e zanzare, lo studioso riuscì a costruire una lisca e la caratteristica puzza di pesce. Arrivato a questo punto la sua pur forte fibra non resistette ed egli si ammalò di peronospora e dovette sospendere gli studi che furono ripresi solo dopo 2 anni con l’aiuto dello scienziato tedesco Fritz von Kirch. Il suo contributo si rivelò prezioso, infatti in solo 2 mesi i due riuscirono ad inventare la coda, le squame e le branchie.
Nel 3215 a.C., però, lo scienziato tedesco, dopo breve malattia, morì di marmellata di testa e lasciò scritto nel testamento di voler essere sepolto con l’amico Ernesto.
E così l’apolide, malgrado le sue vivaci proteste, fu imbalsamato, cosparso di olii ed essenze profumate e deposto in un sarcofago accanto al Kirch.
Per fortuna riuscì a fuggire e continuò gli studi seguendo un altro campo.
Inventò così l’amo, il galleggiante e le canne di bambù. Dopo aver costruito una bellissima canna da pesca completa di tutti gli accessori, in una notte rimasta famosa negli annali della storia si chiese:
- Ed ora, che ci faccio con la canna se il pesce non è stato ancora inventato??
Ci faccio una birra ???..........
- Beh,- rispose un osservatore occasionale – con questo caldo una buona birra non ci starebbe mica male.
Scacciato l’osservatore occasionale l’apolide Ernesto continuò gli studi ed inventò la vescica.
Ormai il più era fatto. La fama dello scienziato si sparse rapidamente per le campagne e la capanna fu mèta di curiosi ed amanti delle scienze attirati dalla novità della cosa e di gatti randagi attirati dalla puzza del pesce.
Nel 3200 a.C., nel corso di una austera cerimonia, alla presenza del faraone e dei dignitari di corte, il pesce venne varato nelle acque del Nilo.
Ma l’apolide Ernesto non poté godere la sua giusta fama. Vittima di oscuri intrighi di corte e di invidie di cortigiani, morì di carie dentaria in completa miseria, all’età di 72 anni.

By senior50
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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BRYAN619
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apro un nuovo 3ad per invitare gli utenti che hanno un pò di fantasia a scrivere una breve storia (naturalmetne con una trama) che sia come detto nel titolo...... insolita. Io comincio con questa.... ma ne ho scritte anche altre....che non mi vergognerò di inserire in questo 3ad L’inventore del pesce Chi nella notte tra il 2 ed il 3 dicembre 1865 fosse passato vicino al sinistro castello di Baraban, in Normandia, avrebbe visto un uomo, avvolto in un ampio ferraiolo camminare nella notte tenebrosa. Quell’uomo era un certo Clement Barion, soprannominato <> data la sua magrezza. Bene, quest’uomo non c’entra per niente con la narrazione. Come non c’entra per niente il sinistro castello di Baraban. Anzi, dirò di più, ci si può pure fare beffe senza temenza o timore alcuni, sia del castello che dell’uomo avvolto nell’ampio ferraiolo. Oggi vi volevo parlare dell’inventore del pesce. La cosa ha una certa importanza perché finora, un simile argomento non è stato trattato, vuoi per manifesta incompetenza dei ricercatori, vuoi perché l’argomento sembrava frivolo…….. Volete un whisky??? Immagino di si….. Dunque, dovete sapere che nel 3251 a.C. viveva in Egitto all’ombra dell’enorme piramide di Ramsete I°, l’apolide Ernesto. Egli era andato in Egitto dalla lontana Fiandra per un equivoco. Ammalatosi verso i 15 anni di influenza, il medico gli ordinò di prendere un piramidone con cialda. Il giovane Ernesto, inesperto di medicinali e di monumenti funerari, andò in Egitto e là tentò di ingoiare la grande piramide di Ramsete I° , credendo, nella sua semplicità, che fosse quello il piramidone della ricetta. Dopo 2 mesi di sforzi inutili, avendo esaurito tra l’altro, tutte le cialde, il giovane Ernesto smise i tentativi. Intanto, dato che l’influenza gli era passata, il giovane apolide si sposò con una certa Tarana De Cocchis, nobildonna decaduta da piccola. Da parte della donna il matrimonio fu un errore. Ella infatti sposò il giovane Ernesto credendo che avesse influenza a corte, mentre invece, come si è visto, il giovane aveva solo influenza con leggere complicazioni bronchiali. Comunque la vita dei due fu subito amareggiata da incompatibilità di carattere e da vasi egizi in testa. Fu così che il giovane apolide, per restare un po’ quieto, si ritirò in una capanna sulle rive del Nilo e incominciò gli studi sul pesce. Dopo nottate passate tra storte, alambicchi e zanzare, lo studioso riuscì a costruire una lisca e la caratteristica puzza di pesce. Arrivato a questo punto la sua pur forte fibra non resistette ed egli si ammalò di peronospora e dovette sospendere gli studi che furono ripresi solo dopo 2 anni con l’aiuto dello scienziato tedesco Fritz von Kirch. Il suo contributo si rivelò prezioso, infatti in solo 2 mesi i due riuscirono ad inventare la coda, le squame e le branchie. Nel 3215 a.C., però, lo scienziato tedesco, dopo breve malattia, morì di marmellata di testa e lasciò scritto nel testamento di voler essere sepolto con l’amico Ernesto. E così l’apolide, malgrado le sue vivaci proteste, fu imbalsamato, cosparso di olii ed essenze profumate e deposto in un sarcofago accanto al Kirch. Per fortuna riuscì a fuggire e continuò gli studi seguendo un altro campo. Inventò così l’amo, il galleggiante e le canne di bambù. Dopo aver costruito una bellissima canna da pesca completa di tutti gli accessori, in una notte rimasta famosa negli annali della storia si chiese: - Ed ora, che ci faccio con la canna se il pesce non è stato ancora inventato?? Ci faccio una birra ???.......... - Beh,- rispose un osservatore occasionale – con questo caldo una buona birra non ci starebbe mica male. Scacciato l’osservatore occasionale l’apolide Ernesto continuò gli studi ed inventò la vescica. Ormai il più era fatto. La fama dello scienziato si sparse rapidamente per le campagne e la capanna fu mèta di curiosi ed amanti delle scienze attirati dalla novità della cosa e di gatti randagi attirati dalla puzza del pesce. Nel 3200 a.C., nel corso di una austera cerimonia, alla presenza del faraone e dei dignitari di corte, il pesce venne varato nelle acque del Nilo. Ma l’apolide Ernesto non poté godere la sua giusta fama. Vittima di oscuri intrighi di corte e di invidie di cortigiani, morì di carie dentaria in completa miseria, all’età di 72 anni. By senior50 :eek: :eek: :eek: :Lol: :Lol: :Lol:


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notevole, notevole, oh giovine. colgo l'occasione per ripostare Le relazioni pericolose capitolo I° e II°, presto seguite dal terzo :smileysurprised: Le relazioni pericolose. Il nostro gaio e felice e amabile racconto inizia nell’anno di nostro signore duemila e quattro. Un atletico, seppur non particolarmente sexyarraposo giovine dalle belle speranze cammina baldo lungo un rione di matarresse, provincia di Udine. Essa è invero la cittadina più triste che l’umano possa concepire, ma l’eroe, al secolo Matteo T (dannata privacy), è felice e gaio e amabile. Si sta recando dal parroco, poiché si è sentito fatalmente attratto da una dodicenne. Ora, dovete sapere che la sua vita è gaia, felice e amabile e via discorrendo. Ma il destino, beffardo, ha altri progetti. Infatti, passando sotto ad un balcone infatti, un vaso di azalee rovina sul suo chirichettesco capo, a causa della troppa foga di KKHN nell’inseminazione mattutina. Matt cade, sviene. Si sveglia tre ore dopo, steso sul un lettino di ospedale, in un mormorante ricovero. Matt sente un profondo mal di testa, la pulsione di vomitare. E’ confuso, spaventato e malinconico allo stesso tempo. La stanza è bianca, vuota eccezion fatta per un piccolo bagno, una televisione a tubo catodico, un crocifisso. Che lo guarda, e lo guarda. Non lo fa dormire. Matt urla, chiude gli occhi, ma si sente il suo occhio spietato conficcato nel cranio. Passano le ore. Finalmente entra un dottore. Il suo aspetto è trasandato, ma ispira fiducia. E’ piuttosto ciarliero,dice di chiamarsi Casa. Si rivolge a Matt con queste parole: Caro signor…. Matteo,si.. Abbiamo finalmente capito qual è la causa del suo malanno (si sa, gli ospedali di udine sono dannatamente efficenti). Lei è stato a contatto con un doposbornia analcoolico, che per sua sfortuna da dipendenza. La situazione è grave, mi creda, anche perché non abbiamo cure per tali malattie. Ma su,su non si scoraggi- Conosco un’antica profezia che parla della panacea a tutti i mali, ma non la so interpretare… Ecco, fa pressappoco così: "conosco un ameboide tondo tondo che voleva essere il più grande del mondo...e per potere tutti quanti superare un bel dì si mise a mangiare....gnam gnam...si mise a mangiare" Solo il ragazzo meraviglia la può capire, ma pare non parli più con nessuno da quando qualcuno gli rubò il suo cilindro….. Trovi il cilindro, e avrà una possibilità di aver salva la vita e il fegato,matteogiacomo. Sì,perché nel caso non lo avesse immaginato, la voglia di bere ti assalirà, per poter riprovare il gusto del doposbornia. Matteogiacomo era ancora come paralizzato, sul letto. Con capiva,e cacchio, quel crocifisso cominciava a dargli sui nervi. Stà attento,cucciolo coraggiso- disse il dottore, accarezzandogli teneramente il volto- lunga e difficile sarà la via,e costellata da numerosi pericoli, ma con un po’ di fortuna ed un ombrello per polli…. Non riuscì a finire la frase, quando una bufera di volatili assalì l’ospedale e il dottore volò via, con la mano ancora attaccata alla zip di mattjack. Le relazioni pericolose Capitolo Secondo Il vento che malinconico spirava tra le macerie producendo un suono da bottiglia della cocacola risvegliò matteogiacomo. Tre pensieri si susseguirono veloci nella sua mente. 1. *********, ho bisogno d’alcool. 2. ***********, è più grave del previsto.Urge panacea. 3. ***********,perché in caso di tornado non ho mai le scarpette rosse? Questo ultimo pensiero fu particolarmente forte quando vide una bambocciata partire sgommando con un pick up di Chuck Norris assieme ad uno spaventapasseri. Ad ogni modo, sgranchitosi le membra (ma anche scavalluccidimaresi, disse un brianzolo di passaggio dal dubbio senso dell’umorismo) pensò al da farsi. Essendo in Molise, il vuoto si estendeva per ogni dove, abbracciando il cielo in una spirale di follia, insostenibile leggerezza, di divino. Vino! Ecco, doveva trovare una taverna. Dei tre pensieri il primo era assolutamente prioritario. Ma come, come? Prese a vagare senza una meta, senza un traguardo, senza un navigatore della vajira corp. Insomma, a casaccio. Ben presto però si accorse di essere…. Diverso,ecco. Oltre al martellante, ossessivo mal di testa che l’accompagnava infatti sentiva di poter.. Percepire l’alcool… Fortunosamente, trovò a terra un ramo a forma di trabucco del tredicesimo secolo, francese. Lo raccolse e subito sentì una forza che lo attraeva. Cominciò a correre.Raggiunse una foresta. Vide delle ombre correre, poi un’esplosione di rumore. Ancora una volta, svenne. Si risvegliò legato ad un albero. Attorno a lui, una miriade di banditi,armati di tutto punto e croce. Due di loro si fecero avanti con fare minaccioso anzichéno. -Il mio nome è Robin Rioter, e lui è Little Alto. Rubiamo ai ricchi per aiutarli a evadere le tasse. Hai invaso il nostro territorio, indi perciò la tua fine è segnata. Sulla lavagna,laggiù. Il povero Matteogiacomo, che aimè aveva la vista un poco annebbiata e di lavagna ne vedeva due, fu costretto a chiedere, umiliato, che la pena gli fosse letta. Enrico Letta sopraggiunse salterellando, ma fu scacciato in malo modo da Little Alto, che non aveva tempo da perdere. Lo stesso Rioter annunciò la pena al giovine Matt: oggi è un gran giorno per noi, quindi siamo strati clementi. Potrai infatti scegliere la prova che dovrai superare per avere salva la vita (per i fianchi c’è sempre la cura anticellulite della vahira corp, ricordò un bandito brianzolo dal dubbio senso dell’umorismo). Con voce solenne, e greve, Robin lesse: Hai cinque opzioni: Dire,Fare,Baciare,Lettera,Testamento. Oddio, pensò matteogiacomo. Che fare? Little Alto lo incalzava con: allora, eh, allora? D’instinto, si buttò su baciare. Aveva infatti veduto in lontananza una gradevole pulzella. Bene, disse RR: la tua prova consisterà nel baciare padre Ed3n. La *****, tremò di sgomento, e anche di sgonaso, aggiunse il solito brianzolo. Una figura nera, avvolta in un’aura di severità si avvicinò. Indossava una maschera da dinamitardo inglese del diciassettesimo secolo, e una maglietta con scritto: I’m with the *******. Furono recise le corde. Matt si avvicinò con passo tremante all’austera figura, ma più s’appropinquava più era sicuro di se stesso. Giunse al cospetto dell’eminenza grigia. Stava per baciarlo, cosa che non gli procurava alcun problema essendo abituato a farlo cotidie con Padre Bebo, a casa. Ma, nel dischiudere la bocca, il suo occhio cadde sul crocifisso che Ed3n portava al collo. Quando questi gli porse la mano, non esitò a morderla con tutto l’odio che aveva in corpo. AAAAAAAHHHHHHHH! (siamo in prima serata,quindi disse Maledetto!), ti bannerò per via ****èèèèèèèèèèèèè! Un secondo dopo, matt fletteva i muscoli ed era nel vuoto,inseguito da storme di fuorilegge.
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senior50
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e bravo neoVajira....
un po di fantasia c'è ancora in questo forum..... basta metterci un poco di impegno..... ed ecco il raccontino.

adesso continuo con il pesce........ eheheheheheheheh.....


La pesca nell’antichità
Fin dai tempi lontanissimi (si parla del 24.678,56 a.C) gli uomini ebbero contatti con i pesci.
I primi uomini, però, rozzi com’erano, usavano esclusivamente i metodi forti. Visto, per esempio, un grosso luccio, si buttavano in acqua onde catturarlo stordendolo con pugni sulla testa. La cosa però, presentava delle notevoli difficoltà, in quanto i primi uomini riuscivano a stordire il luccio, ma poi, non essendo ancora conosciuto il nuoto, non riuscivano a tornare a riva e miseramente annegavano.
Con l’invenzione del nuoto (prof. Sergei Popoff, russo) le cose cambiarono aspetto, in fatti i primi uomini sdegnarono i grossi lucci e rivolsero la loro attenzione alle prime donne che abitavano l’altra riva del fiume con le quali potevano agevolmente (p o m i c i a r e) ?????.... lo scrivo così perché non so se viene asteriscato….attraversando a nuoto lo specchio d’acqua. (Dott. Joe Cactus: “I primi abitatori della terra e i loro amori fluviali”, pag 123, circa a metà).
Ma passiamo a tempi più recenti. Gli egizi ebbero un vero e proprio culto per la pesca. Narrano gli antichi storici che i Faraoni riunivano amici e dignitari in una barca sul Nilo (il Nilo ha solo il nome che appunto è Nilo. Per ovviare a questo inconveniente ho già fatto una petizione alla Soc. Geografica Internazionale perché si metta al Nilo il cognome di Peretti, e magari gli si dia un titolo onorifico pari alla sua importanza. Comm. Dott. Rag. Nilo Peretti è il minimo che si possa meritare un fiume con sette cascate).
Dicevo dunque che i Faraoni riunivano gli amici sul Comm.Dott.Rag. Nilo Peretti indi facevano portare uno schiavo nubiano. Dopo speciali riti propiziatori gli legavano la gamba sinistra con una corda, lo buttavano in acqua e aspettavano in lieta attesa che un coccodrillo lo mangiasse. Non essendo ancora stato inventato l’amo, il coccodrillo si pappava lo schiavo e parte della corda e se ne andava per i fatti suoi.
Dicono gli osservatori dell’epoca che in quella specie di pesca tutti si divertivano pazzamente fuorché lo schiavo nubiano che invece era molto seccato della faccenda.
Nel 1922 il Prof. Richard Zebedei, scienziato col botto, tedesco, scoprì sulle alpi bavaresi un cippo nel quale era scritto con geroglifici egizi: “il pesce persico è ottimo se fritto col burro”.
Da questa interessante scoperta derivò il suo libro “del pesce persico e sue cotture presso gli egizio-bavaresi”.
In questo libro, tra le altre interessantissime considerazioni lanciò una teoria che gli antichi egizi fossero vissuti in Germania e che le piramidi non fossero altro che illusioni ottiche dovute al clima.
La fascinosa teoria avrebbe trovato molti aderenti se il Prof. Zebedei, poco dopo la scoperta, non fosse andato in giro con un vaso di gerani in testa a guisa di cappello, il che lo screditò presso gli scienziati ed il popolo.
E’ di poche anni, invece, la scoperta di un papiro egizio del 2567,43 a.C:
In detto papiro, compilato evidentemente da un anarchico, c’era scritto: “Ramsete II è un sozzo ed un c o r n u t o”. E poi sotto a mò di spiegazione:”ha più corna di un pesce abissale”.
L’ultima frase diede molto da pensare agli scienziati perché nel 2500 a.C. il Prof. Piccard era ancora giovanetto e non aveva ancore iniziato le esplorazioni sottomarine.
Dei fenici si conosce poco. Quel rude popolo di navigatori, essendo stato male informato sulla concia delle pergamene, scriveva le cronache e le storie direttamente sulle capre vive.
Ciò era molto difficile non solo per la mancanza di strumenti adatti, ma anche per la reazione delle capre, le quali, scornavano scrittori, insigni storici e poeti.
Qualche volta, poi, quelle bestie retrograde, dopo una stesura di una cronaca fuggivano tra i boschi, in modo che per istruirsi i Fenici dovevano correre come matti.
Essendo morte quasi tutte le capre del popolo fenicio, come dissi si sa poco dei suoi contatti con la pesca, da un lettura di una capra edita nel 1845 a.C. si venne a sapere che il re Sulfato III pescava anguille quando l’acqua era sporca. Fu perciò accusato da cugino Sulfato II di pescare nel torbido ed ucciso a furor di popolo.
Il suo cadavere fu poi appeso per i piedi ad un distributore di acqua potabile. Il bello è che in quei tempo lontani non esistevano distributori meccanici: l’acqua era venduta da speciali addetti; così Suflato fu appeso a certo Selim Falib il quale dovette stare tre giorni e tre notti con il re al collo.
Passando ai romani dirò che l’imperatore Tiberio, pescando cavedani, usava come esca un pezzo di schiavo circasso e ciò per il caratteristico odore che emanava.
Questo sistema, oltretutto, si dimostrò molto conveniente perché le esche seguivano a piedi il pescatore fino ai laghi od ai fiumi e gli risparmiavano fatica. La pasturazione veniva effettuata obbligando i suddetti schiavi circassi a sedersi in acqua. (Dalle istorie di Tito Livio).
Per finire, dopo tante storiche trattazioni, un episodio curioso.
Gli indigeni della tribù Bongo-Mongo (giù per lo Zambesi, prima savana a sinistra) seppero nel 1887 da certo Gerolamo Melone, missionario di passaggio, che i pesci contenevano fosforo.
Semplicioni come erano, incominciarono a prendere i pesci per la coda e a sfregare la loro testa su apposita carta vetrata per accenderli.
Dopo quindici anni di sforzi, non accendendosi per niente il fuoco, i tenaci selvaggi ebbero dei dubbi sulla bontà del sistema.
Ripassato il missionario nella zona i Mongo-Bongo, (che intanto avevano cambiato nome) credendosi truffati, gli misero un ramo di rosmarino in bocca e lo cucinarono a bagno Maria: indi iniziarono la cerimonia detta della “Fratellanza cristiana”; cerimonia consistente nel dividere il missionario Gerolamo Melone in parti uguali e poi mangiarlo di gusto. (dal libro:”missionari e rosmarino” pag. 187).
By senior50

la prossima volta forseeeeeee..... toccherò qualche tasto delicato... tra un paio di giorni......
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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:smileysurprised: notevole, giovine, notevole. ************, il terzo capitolo non mi viene bene.......... passo ad altro :smileysurprised:
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:smileysurprised:
notevole, giovine, notevole.
Dannazione, il terzo capitolo non mi viene bene..........
passo ad altro :smileysurprised:

pazienza giovane scrittore...... pazienza.....
vedrai che il terzo capitolo arriverà presto.....

intanto, godetevi questo................

Il fantasma del faro

- Oste della malora! – urlò Joe, il vecchio lupo do mare. – porta una pinta di birra che devo raccontare la storia del fantasma del faro.
- Se è una storia terrificante ditemelo subito – intervenne un signore di una certa età dall’aspetto timido.
- Io non posso sopportare queste cose. Mi fermano la digestione. Poi alla notte mi sembra che i fantasmi danzino sui miei piedi.
Il vecchio Joe si volse. Si grattò l’incolta barbaccia e poi con uno sputo scassò un occhio per l’eternità ad un gatto di passaggio.
- Lei, se non sbaglio, mi ha pagato una pinta di birra, vero signore ?
- Si.
- Allora la consiglio di andarsene. La storia che sto per narrare e veramente terrificante. Vada, signore. Buona notte. Spero tanto che il fantasma della torre non venga a sederlesi sul petto, stanotte.
- Augh! – urlò il signore di una certa età balzando per aria. – Che è questa storia del fantasma sul mio petto?
- Ho detto che spero tanto che il fantasma questa notte non le si sieda addosso. Sinceramente mi spiacerebbe, specialmente sapendo che lei è impressionabile. Ci potrebbe restare secco. E’ sempre seccante il fatto di svegliarsi e vedersi comodamente seduto sullo stomaco un orrendo essere con occhi di fuoco, avvolto in un lugubre sudario, con una candela in mano, mentre un lezzo mefitico si sparge per la camera. Senza contare, poi, il terrificante rumore delle catene.
- Ma chi….. Ma chi le ha detto…..
- Silenzio, signore! – ordinò il vecchio Joe. – La storia che sto per raccontare è seria. Troppo seria per scherzare. E se proprio arde dal desiderio di sentirla si sieda e stia quieto.
- Porc….. ma io……

* * * *

- Quando avevo vent’anni - iniziò il vecchio Joe, calcando al suo posto il signore di mezza età – ero assetato di avventure. Per questo motivo mi imbarcai sul Felipe, un trealberi cileno e sbarcai a Keston, un paese della Scozia. Là esisteva un faro su di un isolotto, ed io riuscii ad avere il posto di guardiano molto facilmente.
La prima sera accesi al lampada ad acetilene, misi della legna nel camino e mi preparai a leggere la Bibbia, cosa che facevo ogni sera per addormentarmi.
Fuori le onde battevano sulle rocce provocando scoppi fragorosi. Il vento ululava lamentosamente. Sembravano mille voci di condannati a morte che urlassero la loro disperazione.
Confesso che malgrado il mio grande coraggio una certa inquietudine si impadronì di me. Allora bevvi una potente sorsata di rhum e mi chiesi ad alta voce: “Joe, di che cosa devi aver paura?”
Ad un tratto: orrore: sentii distintamente una voce fuori della porta che diceva: “di niente, essere mortale!”
Non poteva esserci nessun essere umano all’infuori di me, al faro. C’ero solo io. Ma la voce l’avevo sentita distintamente. Corsi al comodino, caricai la pistola mentre i miei occhi non si levavano dalla porta ed un sudore freddo mi imperlava la fronte. Seguirono attimi di pauroso silenzio e poi un gemito lungo, straziante, venne dalla porta. Sparai contro di essa una, due, tre volte, scaricai l’arma e poi la lanciai via. Mi impossessai di un acuminato pugnale. Indi bevvi rhum a garganella.
Fuori in vento continuava a urlare. A poco a poco il rhum mi portò coraggio. Bevvi ancora. Con mezzo litro di liquore in corpo la paura passò come per incanto. Anzi mi venne un coraggio da leone. E col coraggio pure un acuto risentimento.
- Ma come – pensai - uno non può stare quieto vicino a lfuoco, su un faro, che subito un figlio di cane di fantasma ulula lugubremente e gli rovina la digestione? Adesso glielo do io l’urlo lugubre!
- Fantasma – gridai – sei uno sozzo!!
Silenzio, nessuna risposta.
Stavo pensando che forse prima mi ero ingannato a sentire il lugubre lamento quando:….
U….U…UUUUUU! un lamento rinforzato sempre dallo stesso posto. In un balzo fui alla porta e la spalancai. Fui costretto ad indietreggiare da una tremenda ventata. Chiusi gli occhi per un attimo. Quando li riapersi un orrendo essere era con la schiena al focolare. Un teschio verdastro, spaventoso, incrostato di conchiglie marine, sormontava un lenzuolo sporco, pieno di buchi dai quali si potevano osservare le ossa della gabbia toracica. Il lenzuolo arrivava fino all’inguine e poi lasciava uscire le ossa delle gambe che, come il teschio, erano verdastre e corrose dalla salsedine.
Tutto il mio coraggio svanì a quella visione diabolica e caddi a sedere su una sedia. Mi feci il segno della croce più volte, mormorando giaculatorie.
- E’ inutile che lei faccia gli scongiuri – disse il fantasma guardandomi con occhi di fuoco. – Tanto io di qui non mi muovo neanche con la dinamite. Si figuri che in vita mi chiamavano Guiscardo il testardo.
Poi, vedendo che io continuavo a guardarlo con occhio spaventatissimo e che stavo per svenire:
- Non abbia paura- continuò- e soprattutto non svenga. Se lei sviene chi fa andare il fuoco? Anzi guardi, può aggiungere dei ceppi? Bravo così!
Beh, a guardarlo bene mi accorsi che il fantasma in fondo aveva una certa aria bonacciona. Presi coraggio e gli chiesi:
- Mi sembra, signor fantasma – dissi – che lei stia scassato forte. A parte la testa piena di bozzi, lei ha il lenzuolo che è una pietà vederlo.
- E’ stato quel mascalzone di Jimmy Doley, il guardiano che c’era prima – rispose il fantasma. – si nascondeva con un bastone dietro alla porta e quando io mettevo dentro la testa “zac!” una mazzata. – Brutto mascalzone! Con il disturbo che gli portavo io… - Si fermò un po’. – E questo è niente – riprese prendendo una sedia e sedendosi comodamente – dovete saper che Jimmy Doley era un maledetto sub. Regolarmente mi faceva lo scherzo della manta. Ossia si metteva quieto, quieto, all’imbocco della caverna subacquea che io abito ogni tanto. Aspettava che uscissi e poi “alè” mi fiocinava e poi urlava: “ho fiocinato una manta, allegria, allegria”!! - Macchè manta, macchè allegria d’Egitto – urlai io la prima volta. – non vede che mi ha rovinato il lenzuolo?”
- “Toh ed io che credevo di aver fiocinato la manta, - rispose ridendo come un matto quel delinquente. – Bellissima questa!”
E così successe ogni volta che mi trovavo sott’acqua, tanto che mi ridusse il sudario, che in origine era bellissimo, nello stato che è. Un giorno che mi ero appisolato vicino al fuoco, prese un pennello e della vernice verde e mi verniciò la testa. Tutto perché – disse quel mascalzone – ciò mi dava un aspetto più dignitoso. Cosa che io non credo. Perché dovrei essere più dignitoso dipinto di verde, scusi? Forse i presidenti delle repubbliche si dipingono la testa di verde?
- Beh, sa, qualcuno si dipinge di verde – risposi per fargli coraggio. – E’ una cosa rara, ma qualcuno si dipinge.
- Lei è molto gentile – intervenne il fantasma. - Ed io cercherò di ricompensarla come posso. Ma non è mica finita con le lazzaronate di Jimmy Doley. Pensi che mi vendette le catene per una sterlina, ed ogni volta che restava senza stoppino del lume a petrolio mi tagliava un pezzo di sudario. Ecco, questa è stata la mia vita per un anno con quel violento. Per fortuna un giorno cade dalla torre e si ammazzò. Danzai per dodici ore filate sul suo cadavere ed attesi con impazienza un altro guardiano. Per fortuna siete arrivato voi, signore, così mi posso scaldare.

* * * * *

- Ecco, questo fu il mio primo contatto con il fantasma del faro – finì il vecchio Joe. – Da quel giorno ci facemmo compagnia e ci affezionammo talmente che ora non saprei vivere venza di lui- Gli ho comprato delle catene nuove, un sudario bellissimo, tutto ricamato con un bel teschio davanti. Gli ho poi pulito la testa dalla vernice così ora ha un aspetto estremamente decoroso.
Ed ora evo andare, signori, continuò Joe alzandosi. – Se ritardo il fantasma sta in pensiero.
Il vecchio Joe stava allontanandosi quando un giovane si alzò e lo raggiunse.
- Senta – disse - lei mi dovrebbe fare un favore. Sotto alla scogliera ci sono moltissime tane dove si rifugiano le cernie. Mi potrebbe noleggiare il fantasma per una giornata? Potrebbe entrare nelle tane e far paura ai pesci. Io attenderei fuori con il fucile subacqueo.
Il vecchio Joe pensò un attimo. – Bene – disse infine – sono 50 € all’ora. Lei però stia attento a non ripetere lo scherzo della manta.
Passi a ritirare il fantasma domani mattina………….!!!!!!!

By senior50.

Se mi riesce la prossima volta vi erudirò sulla storia antica....
Inizierò dalla bibbia......... ma vedremo.......
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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senior50
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Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

La bibbia by Senior50 Premessa Chiedo umilmente scusa ad alcuni utenti di questo forum per l’uso e l’abuso del loro nick. Non prendetevela…… è un racconto. Introduzione Al bar virtuale del forum playstation “al cacciatore vigliacco” (il titolare flegias era ******o ed animalista convinto) gran parte degli avventori era davanti al camino ed attendeva le parole dello storico senior50. senior50 è l’indiscusso presidente dell’accademia del semolino, detta così per distinguerla dall’accademia della crusca verso la quale il presidente prova una assoluta disistima, anche perché la crusca non gli piace per niente ed anzi gli fa ********, mentre invece gusta gli gnocchi di semolino. Egli, ordinò intanto una pinta di Tennent’s per tutti, ma mattjak replicò che essendo solo le nove del mattino preferiva un buon whisky. Quindi cominciò a raccontare la storia…… Oggi vi parlerò di Dio, e se qualcuno mi interrompe come al solito, vuol dire che è un eretico ed un blasfemo. Per cominciare ci si deve domandare “chi e Dio”? - Dio è l’essere perfettissimo, padrone e signore del cielo e della terra – intervenne neovaijra che da giovane aveva fatto per tre giorni il chierichetto. - Si è vero - ammise senior50 – ed è così in tutte le religioni. Pressappoco tutti dicono le stesse cose. Ma adesso sorge un’altra domanda: “dov’è Dio”? - Dio è in cielo, in terra ed in ogni luogo – intervenne ancora neovaijra, dando a vedere di aver messo a buon profitto quei tre giorni passati a contatto con le cose divine. - Anche questo è vero – ammise con degnazione senior50. - E’ anche nei tacchini? – intervenne dora che era curioso. - Si, - rispose senior50 – se è in ogni luogo è anche nei tacchini, mi sembra logico. E vedi per favore di fare domande più intelligenti. - Ma è anche nelle orecchie? – continuò imperterrito dora con sguardo vagamente diabolico. - Si. - Anche nell’ombe…… - Alt! – intimò senior50 – so dove vuoi andare a parare, vedi di smetterla con queste domande. - Comunque – continuò dora – Dio vede tutto e perciò….. - Perciò vede anche sei un gran rompi – tagliò corto senior50 – e adesso smettila. Poi continuò il suo racconto….. - Come sapete ogni religione ha il suo Dio. Tutti gli Dei hanno un solo nome e basta. E penso che sia per dar più confidenza alla gente. Le religioni più importanti sono oltre cento, e tutte affermano che il loro Dio è quello vero. Ci sono, comunque, diverse specie di Dei e tutti con la loro caratteristiche. Manitù Dio degli indiani d’America è raffigurato con un paio di corna di bisonte in testa. - Anche kkhn ha le corna, e non è per niente un Dio – intervenne dora – ho visto la moglie che si spaparanzava il postino. - Cosa? – intervenne kkhn e si grattò pensierosamente la fronte. - Un altro Dio – continuò senior50 – è Budda, in India. Questo Dio ha i seni penzolanti e un pancione tanto grande che non riesce nemmeno ad alzarsi. Ed è sempre seduto e guarda avanti con sguardo afflitto pensando alla cura dimagrante che prima o poi dovrà fare. Sempre in India, c’è la Dea Kalì che ha addirittura una dozzina di braccia e relative mani, e farebbe la fortuna del circo Togni se la presentassero come la donna ragno. - Sai che bellezza a letto? – sussurrò echoes il lussurioso – dodici mani che ti sbragagnano le tue cose….. Ma senior50 sapendo di non poter continuare su questo tasto delicato continuò la sua esposizione. - Un altro Dio è Allah. E’ un Dio che ha intorno delle odalische nude che tutto il giorno fanno la danza del ventre. Chi muore se le sbatacchia in celesti letti a due piazze. - Ah, Dio! – esclamò con convinzione echoes - mi faccio seduta stante maomettano e poi mi suicido – e poi guardò davanti a sé con un lampo religioso-erotico negli occhi. Ma senior50 non gli badò e continuò: - Geova è il Dio degli ebrei e dei cristiani, ma non viene quasi mai nominato per nome ma chiamato solo Dio. Non si sa con precisione se abbia creato lui l’uomo a sua immagine o se sia stato l’uomo a crearlo a sua immagine. In questo secondo caso, visto come siamo, lo abbiamo creato proprio male. A pensarci bene, però, anche la prima ipotesi lo danneggia assai. Ora, visto che stiamo parlando del nostro Dio e della nostra religione, cominciamo col raccontare un po’ dei fatti della bibbia. Capitolo I° Adamo ed eva Un tempo non c’era la settimana corta, cosi il Signore ha dovuto lavorare tutti i giorni per creare la terra, le stelle, le piante, l’acqua, gli animali in sorte e, per ultimo , adamo. Quest’ultima creazione è stata la più semplice. Ha fatto un pupazzo con del fango, ci ha soffiato sopra ed il pupazzo si è alzato ed ha cominciato a camminare per il paradiso terrestre. La prima cosa che fece adamo è stata quella di coprirsi davanti con una foglia di fico per paura di prendersi un’insolazione in quel posto, il che sarebbe stato abbastanza seccante. Il paradiso terrestre era una meraviglia. Tutti andavano d’accordo, anche le bestie. Vacche e pecore mangiavano l’erba, le scimmie le noci e gli arachidi, le vespe e le api si poggiavano sui dolci fiori. Non si sa ancora cosa mangiassero leoni e tigri perché, per legge divina, non si poteva ammazzare nessuna creatura. Evidentemente solo loro dovevano soffrire tremendamente la fame. Bene, adamo mangiava, dormiva come un bambino, si cambiava la foglia di fico quando era appassita e, soprattutto, si annoiava terribilmente. Il Signore, che si era accorto di questo, un giorno scese da una nuvola e disse: - adamo, cosa posso creare per farti passare questa noia mortale che ti assale ogni giorno? - La televisione – disse adamo. - Macchè televisione dell’accidente, vuoi forsanco diventare scemo completamente? Ti darò per compagna una donna. E’ la scelta migliore, vedrai. Potrai parlare e divertirti assieme a lei. - E che cos’è sta donna? – chiese adamo. - Stai zitto scemo. Vedrai. Adesso ti addormento e ti tolgo una braciola. E da questa creerò la donna. (come ci fa notare lo storico altoids, in questo caso specifico la bibbia ha precorso i tempi perché adamo è stato il primo anestetizzato della storia). Così il buon adamo dopo neanche mezz’ora si ritrovò con una braciola in meno ed una rogna in più. Si, perché appena sveglio si è ritrovato vicino ad eva (questo è il nome datole dal Signore) e ha cominciato a guardarla con occhi che parevano fari abbaglianti ed a scalpitare come un cavallo. Ed allora eva è corsa subito sotto un albero di fichi e si è coperta di foglie che pareva avesse un cappotto invernale. E questo non aveva niente a che fare con l’insolazione perché il tempo era nuvoloso. E così i due i due andarono avanti per un bel pezzo. Adamo scalpitava e mandava giù saliva ogni qualvolta vedeva eva, tanto che ha cominciato a soffrire di dilatazione di stomaco, ed eva si arrampicava sugli alberi, ansimando, quando adamo la rincorreva. Eva diceva dalla cima di un pero: - dico, signor adamo, cosa vuole da me? Perché mi rincorre e ogni volta che mi vede ringhia come un leone? - Se scendi te lo dico in un orecchio – rispondeva adamo sempre scalpitando e ringhiando. Ma lei non si fidava. Bene un giorno il Signore li chiama e dice loro: - Vedete quell’albero di mele laggiù? Ecco, potete mangiare tutti le mele che volete all’ifuori di quelle. Quelle sono le mele dell’albero del bene e del male. Ad adamo ed eva la faccenda non interessava per niente, anche perché c’erano meli in ogni luogo e tutti con i frutti sani e non bacati come ai nostri giorni (il verme delle mele è stato inventato in seguito). Ma un giorno passano vicino al melo proibito e vedono un serpente arrotolato in cima, con un occhio birbone quanto mai. Quando sono vicini il serpente dice: - Buongiorno signori. Freschetto oggi, vero? - Insomma, non si sta male – risponde adamo – si sta avvicinando l’autunno e non vedo l’ora. - E perché se è lecito? – chiese il serpente. - Perché d’autunno – disse adamo guardando le foglie di fico di eva – cadono le foglie. (secondo lo storico altoids, docente all’università di Faedo, la battuta pronunciata da adamo risale ai primi decenni del ‘600. Si tratta perciò di una inconscia reminiscenza di senior50 che non ha alcun carattere di storicità). Poi si volta verso eva e le dice in un orecchio: - mi pare che ci sia qualcosa di strano in questa faccenda. Il serpente parla come noi, Ed in più ha l’occhietto birbone che pare un deputato che in un comizio promette prosperità a tutti. Ma eva che non era un gran genio, non badò alle parole di adamo e disse: - Cosa vuole caro signore? Le possiamo essere utili in qualche modo? Togli la mano da la sotto! (l’ultima frase era rivolta ad adamo) - Niente, niente, miei cari e diletti amici dell’anima, volevo solo offrirvi qualcuna di queste buonissime mele. Esse hanno il potere di far diventare intelligente anche il più stupido degli uomini. - Accidenti! Ma non si può! – disse adamo. - Il Signore ci ha dato delle regole precise e bisogna rispettarle. Senta, signor serpente, io non voglio rogne. Vado a farmi un sonnellino. Ma eva rimase. E là il serpente cominciò a parlarle con voce calda e suadente e le disse che era simpatica, bella, intelligente e l’ha convinta a mangiare la mela. (sempre secondo altoids – ars amandi cap. III - alle donne piacciono tutti i complimenti , anche se sono apertamente interessati. Il complimento al quale non resistono e un apprezzamento positivo sulla loro intelligenza. Se un uomo di facili costumi volesse portarsi a letto una donna in un ragionevole lasso di tempo deve ricordare ciò). Sta cretina, ne mangiò metà e, dato che era ancora acerba, l’altra metà la diede ad adamo, dopo averlo svegliato dal suo riposino pomeridiano, dicendogli: - vedrai che ti farà bene! (sempre da altoids ci arriva uno studio in cui si evince che tutte le porcherie che le donne ci fanno mangiare sono accompagnate dalle parole:”ti fanno bene!”). Ed adamo ancora mezzo addormentato mangiò l’altra mezza mela. Adesso state attenti! Appena buttato il torsolo, si snte uno stridere di freni, si ferma una nuvola e si sente una voce terribile gridare: - Peccatori! Non mi avete ascoltato e adesso vi punisco. Intanto per cominciare tu eva partorirai con dolore! Interviene adamo spaventatissimo – per carità, pure io? – sta cosa mi seccherebbe tantissimo. In fondo la mia colpa è relativa. La mela, oltretutto, fceva schifo da tanto era acerba! - Quando parli con me devi stare in silenzio! – disse il Signore – tu peccatore, dato che la tua colpa è minore, lavorerai con il sudore della fronte. (come è notorio una gran parte dei meridionali italiani riesce inspiegabilmente a sfuggie a questa condanna che pur dovrebbe essere universale). Intanto il serpente piano piano stava squagliandosela. - Fermo là, satana, è inutile che ti nascondi! Tu striscerai sul ventre fino alla fine dei secoli seculorum amen! Dal che si evince che prima della faccenda della mela il serpente doveva avere le gambe. (secondo altoids il togliere le gambe al serpente è stata una indiretta punizione anche per adamo, eva ed i loro figli, i quali avrebbero potuto usufruire di un serpente da trasporto o tipo familiare, comodissimo per i pic nic domenicali). E così i due disgraziati furono brutalmente cacciati dal paradiso terrestre. Alla fin fine chi ne ha tratto un danno minore è stato adamo, dato che il “partorire con dolore” di eva presumeva una piacevole azione, affatto dolorosa per lui. :Lol:
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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senior50
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Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

chissà perché è stato asteriscato z o o f i l o..... non mi sembrava un termine inappropriato.
sta ad indicare chi ama e protegge gli animali........ !!!!!!!!!!!!!!!!
mah!
La verità si ritrova sempre nella semplicità, mai nella confusione.
(I.A.)
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Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

saluti chirichetteschi :smileysurprised:
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mattjak
Post: 5.584
Registrato: 05-10-2004
Messaggio 10 di 38 (2.209 Visualizzazioni)

Riferimento: storie assurde/pazze/stupide/fantastiche....

Brillante rivisitazione della genesi, ora attendo il diluvio universale, e un altro po' di Jameson, grazie.

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