in data 09-02-2012 10:03 AM
Prima analisi sulle frodi sportive
Frodi sportive/Capo B - Udinese - Brescia 1-2 (arbitro Dattilo)
(di Antonio Corsa)
La partita “turbata” nel capo “b” è Udinese-Brescia 1-2 del 26.09.2004 con arbitro Dattilo. Il collegio giudicante ha ravvisato la frode sportiva. L’accusa, che faceva rientrare l’arbitro calabrese nella cerchia degli “svizzeri” (possessore di sim), giustifica l’incolpazione con l’arbitraggio del match, dove ci sarebbero state tre ammonizioni “dolose” (mirate) di tre calciatori dell’Udinese casualmente diffidati (e che avrebbero saltato il match successivo proprio contro la Juventus) e un’espulsione “dolosa”, quella di Jankulovski. Per giustificare il “dolo” si portano come prova delle telefonate fatte da Moggi a Baldas per salvarlo dal moviolone di Biscardi (non ridete!), fatto questo che farebbe pensare ad un “interesse” di Moggi nel salvarlo.
Veniamo alle motivazioni. Viene scritto senza giri di parole che Auricchio (citato e di fatto per questo bacchettato) ha preso un abbaglio, ricordando quanto emerso in dibattimento ovvero che i tre giocatori non fossero affatto diffidati, tanto che giocarono il match con la Juventus e che l’espulsione “dolosa” fu in realtà non solo sacrosanta (pugno in faccia all’avversario), ma addirittura avvenuta su segnalazione dell’assistente Camerota, dato che Dattilo neanche aveva visto l’episodio. Ciò nonostante, si dice, è sufficiente, per ravvisare la frode, la somma di due elementi: 1) il possesso e l’uso di sim svizzera (telefonate “clandestine”) con Moggi e 2) il citato dialogo di Moggi con terze persone nel quale si può presumere l’intenzione di aver voluto condizionare l’arbitro. In tali conversazioni (italiane), riassumo brevemente, Moggi chiede sostanzialmente all’ex designatore Baldas di “salvare” Dattilo (una volta è per l’arbitraggio di Livorno-Chievo, turno precedente) e si mostra interessato al giudizio che avrebbe complessivamente espresso sul “ragazzo”. Alla fine, nonostante arriverà ugualmente la penalizzazione in punti (ricorderete: la patente a punti degli arbitri) da parte di Baldas, Moggi dirà “Comunque è una cosa giusta, dai su! E’ meglio fare le cose giuste che le cose sbagliate” accettando la decisione contraria al suo desiderio (è citata, la telefonata, compreso questo passaggio).
Ma tutto ciò al collegio non importa. Bastano le telefonate (presunte ma assunte per certe: decisiva appare una telefonata effettuata alla moglie col cell. italiano) su sim svizzera tra l’arbitro e Moggi sommate all’atteggiamento di difesa verso l’arbitro di Moggi con Baldas per far convincere il collegio giudicante che il diggì bianconero fosse “interessato” poichè aveva “condizionato” l’arbitraggio o poteva condizionare partite future del “suo” arbitro amico. Si dice: il solo fatto di poter parlare su svizzera è idoneo a creare un’ “influenza generica” poichè vi è l’ “astratta idoneità” a dare indicazioni fraudolente/influenzare. Ciò, sommato con le telefonate italiane, giustifica la frode (basta il tentativo di voler condizionare una partita: non è necessario farlo realmente).
Considerazioni: 1. L’accusa ha svolto tutto un lavoro giudicato, oltre che sbagliato, inutile. 2. Tutte le critiche piovute verso Dattilo quella settimana avvennero non per un fatto che oggettivamente poteva aver avvantaggiato Moggi e/o la Juventus (vedi diffide, espulsioni, ecc), ma perchè – nonostante il portiere dell’Udinese fosse rimasto a terra a seguito di un contatto in area con un attaccante – l’arbitro aveva concesso il vantaggio permettendo a Mannini del Brescia di realizzare il gol vittoria a porta vuota. Fatto questo che, oggettivamente, era irrilevante sia per la Juventus (che non lottava contro l’Udinese, nè contro il Brescia) che per Moggi. E non sufficientemente messo in evidenza. 3. L’arbitraggio di Dattilo non ha favorito la Juventus, completamente estranea dalla vincenda e non avvantaggiata nè direttamente nè indirettamente da essa. 4. Moggi si adopera per cercare di difendere Dattilo dal giudizio di Baldas (senza riuscirci), ma – pur essendo sodale di Bergamo e Pairetto – non riesce nemmeno a evitare da parte di entrambi una “bocciatura” del suo arbitraggio: nella rubrica che i due scrivevano per la Gazzetta dello Sport, infatti, si legge: “In questa circostanza, l’arbitro (Dattilo; ndr) ed il suo assistente non hanno rispettato il Regolamento”. Per essere “amico”, non è poi stato trattato benissimo.
Se, per completare l’analisi, si fa un confronto con la motivazione della sentenza De Gregorio nel rito abbreviato, dove per la stessa partita è stato condannato Giraudo, si può giungere a riflessioni a mio avviso interessanti. Innanzitutto il primo, non specificato nella sentenza Casoria: la sim svizzera attribuita a Dattilo si sarebbe attivata nel novembre 2004, quindi due mesi dopo la partita. Non prima, non durante, ma molto dopo. Seconda riflessione: per De Gregorio, l’espulsione di Jankulovski fu “la risposta” di Dattilo alle “sollecitazioni” ricevute da Moggi (e auspicate da Giraudo) di “dimezzargli la squadra” (auspicio fatto dopo la fine della partita, non prima, e che si riferiva ad una rissa scoppiata a fine partita negli spogliatoi a seguito del gesto antisportivo dei giocatori del Brescia: per la cronaca, nessuno squalificato causa referto di Dattilo. Evidentemente scemo). Per la Casoria, invece, è nero su bianco come fu un’espulsione sacrosanta e tra l’altro sanzionata dall’assistente. Altra differenza: Giraudo è condannato perchè il 21 settembre, a casa sua, si svolse una “cena” dove per l’accusa si parlò delle griglie della settimana successiva, e dove sempre secondo l’accusa venne fuori (anche) il nome di Dattilo da inserire nella griglia di Udinese-Brescia.
Chiudo: incrociando le due cose, e ricordando come Giraudo in realtà non avesse sim svizzere, ad uscirne notevolmente “alleggerito” è l’ex AD bianconero, visto che non vi è “macchia” provata nell’arbitraggio fraudolento di Dattilo (a differenza di quanto sostiene De Gregorio), visto che il “dimezzamento” auspicato a posteriori da Giraudo non si è verificato, visto che l’espulsione invece avvenuta e a quell’espressione collegata dal giudice è provato essere stata giusta e, infine, visto che è chiarito come i sorteggi furono regolari. Resta una cena. Troppo poco, per coinvolgere anche lui in una frode. Su Moggi: bisognerà lavorare per smontare il giudizio per cui l’arbitro fosse un “moggiano”. Alla fine c’è solo quello che regge in piedi tutto. E la difesa fatta dall’ex direttore generale bianconero con Baldas.
Fonte: www.uccellinodidelpiero.com
in data 09-02-2012 10:17 AM
Se Giraudo, in sede di Appello del rito abbreviato, riesce a ribaltare la sentenza su queste "frodi", allora non ci sono più ostacoli per le azioni della Juve.
Ricordo che l'appello di Giraudo dovrebbe iniziare il 21 marzo e concludersi comunque entro il 26 maggio (quando scatterà la prescrizione per il reato relativo proprio a Udinese - Brescia).
Comunque interessante notare queste incongruenze tra le 2 sentenze, per questo capo d'accusa secondo me ci sono buone possibilità di ottenere l'assoluzione.

in data 10-02-2012 02:48 PM
Frodi sportive (Chapter 2)
Frodi sportive/Capo F - Juventus-Lazio 2-1 (Dondarini)
(di Antonio Corsa)
Abbiamo già visto come, in occasione del capo d’imputazione “B”, la Juventus sia risultata completamente estranea alla vicenda contestata, non avendo in alcun modo nè diretto nè indiretto, Dattilo, aiutato i bianconeri (espelle “correttamente” Jankulovski e ammonisce tre giocatori dell’Udinese che non sono diffidati, come inizialmente scritto dall’accusa. L’unico errore: concedere vantaggio e successiva macatura al Brescia nonostante il portiere dell’Udinee, De Santis, fosse a terra infortunato. Fatto questo assolutamente irrilevante in riferimento alla formazione bianconera, che non lottava per lo Scudetto con nessuna delle due). Vediamo ora se poter trarre le stesse conclusioni anche per il capo “F”.
La partita “turbata” in questo caso è Juventus-Lazio 2-1 del 5.12.04. Arbitro dell’incontro il fischietto Paolo Dondarini di Bologna (lo diciamo subito: arbitro italiano, non “svizzero”). Secondo l’accusa, che non prende in considerazione la gara dal punto di vista dell’arbitraggio, la frode sportiva è giustificata da due elementi: l’inserimento nella griglia dell’arbitro e, successivamente, il sorteggio truccato teso ad estrarre la sua pallina abbinata alla partita in esame. Come abbiamo già chiarito, e il collegio lo ribadisce con queste parole, “il sorteggio truccato è un mal riuscito espediente dell’accusa per generalizzare l’ipotesi accusatoria, e, dunque, un tal elemento non può essere utilizzato neppure per questa partita”. Resta, a giudizio dei giudici, l’inserimento dell’arbitro Dondarini nella griglia a seguito di telefonate e di una cena “prenatalizia” (con tanto di scambio di auguri e panettoni) tenutasi a casa di Pairetto nella quale si parlò, tra le tante cose, anche appunto di griglie.
Apro una parentesi sulle telefonate. Quelle decisive, citate sono ad esempio la prog. 6366 del 3.12.04 nella quale viene citata una frase ritenuta sospetta, ovvero “loro tendono sempre a sistemare tutto”: in questa telefonata, avvenuta tra Bergamo e la moglie, si chiarisce tra l’altro come la cena fosse stata organizzata all’ultimo momento, tanto che c’era l’intenzione di scambiarsi i regali ma lui non aveva potuto portare niente perchè avvisato troppo tardi. E quel virgolettato, in realtà, non si capisce a cosa si riferisse: “E’ andato tutto bene?”. “Nono.. loro tendono sempre a sistemare tutto! Comunque era la cena di.. di Natale!”. Queste domanda e risposta. Ma è la stessa motivazione che dice “anche se nel rapporto con l’intero contenuto della telefonata (di due giorni prima, ndr) può affermarsi che l’oggetto del convivio fu di più ampio respiro”. Viene citata allora, non avendo alcuna prova, la prog. 8781 del 3.12.2004, nella quale Moggi si bulla con la segretaria Alessia (alle 11.53) di conoscere già le designazioni: per il collegio tale gesto è “assolutamente indicativo del fatto che a casa di Pairetto si sono comunque stabiliti griglie e assistenti”. Con buona pace del buon senso, visto che i sorteggi erano aggiornati in diretta sul sito della Lega e riportati dal vivo da tutte le principali testate, già da prima delle 11.53. Ultima telefonata ritenuta importante (questa è da spiegare) è infine la prog. 10159 del 6.12.04. E’ una telefonata con Baldas avvenuta il giorno dopo la gara nella quale Baldas chiede come deve comportarsi con Dondarini (in riferimento a due rigori non fischiati alla Juve) e Moggi dice di andarci tranquillo, di evidenziarne solo uno su due e – a domanda su come comportarsi con Tombolini, Moggi risponde “non me ne frega niente”. Nonostante non si parli affatto di griglie, per le motivazioni la telefonata “getta luce sul momento della formazione delle griglie” e francamente, con tutta la buona volontà, non si coglie alcun collegamento.
Ciò è comunque sufficiente: “il contenuto delle intercettazioni telefoniche consente di affermare che su quel campo Dondarini avrebbe anche potuto non esserci”. Non importa che nelle telefonate utilizzate dalla difesanon vi sia alcun “fai vincere la Juventus”, nè diretto nè indiretto. Non importa nemmeno “che al dibattimento è emerso, con specifico riferimento a questa partita, che in nessun errore ebbe ad incorrere Dondarini, a danno di questi o quello“, con tanto di valutazione dell’osservatore arbitrale Trentalange a supporto. Avrebbe paradossalmente potuto anche penalizzare i bianconeri. Basta la “grigliata”. Una motivazione talmente tirata per i capelli che la Casoria stessa scrive di “circostanza, questa, che comunque, nella visione del tribunale, sembra possa ricadere nella previsione della norma penale, potendosi decifrare la sia pur marginale potenzialità ad incidere sulla partita“.
Possiamo abbozzare perciò alcune considerazioni. La prima e – per noi tifosi della Juventus – più importante: anche in questo caso si è vinto sul campo e non è, questo fatto, contestato in alcun modo dal tribunale, che anzi come visto accerta la bontà della partita. La seconda, che avrete sicuramente già fatto in tanti, è: ma se basta solo la “grigliata”, allora, le tante telefonate “irrilevanti” (per l’accusa) erano davvero tali? O erano altrettante frodi sportive, usando lo stesso metro? Servirebbe un giudice, per rispondere, ma un’idea è comunque possibile farsela sempre. A parte questo, può essere utile fare un confronto con la sentenza De Gregorio (lì sono stati giudicati con rito abbreviato Dondarini e l’assistente Baglioni, designato su richiesta) per evidenziali eventuali incongruenze e ipotizzare una strategia difensiva.
De Gregorio, tra una gaffe e una dimenticanza (leggete, se avete tempo), aveva sostenuto, in pratica, come la responsabilità del Dondarini fosse nell’aver “accettato” una designazione (?) che “egli sapeva essere fraudolenta”. Riletta oggi, e riletta alla luce del fatto che ci fu un sorteggio e che fu regolare (quindi avrebbe potuto arbitrare tranquillamente anche un’altra partita invece di questa), la sua posizione appare molto ma molto alleggerita (senza essere troppo politically correct: beccarsi una condanna senza aver letteralmente fatto niente è fuori dal mondo). Soprattutto perchè per De Gregorio completò pure l’opera, arbitrando a favore della Juventus (avrà letto pure lui i forums dei tifosi laziali?), cosa che invece non emerge (anzi) nella sentenza Casoria.
A Giraudo, sostanzialmente, era invece imputato il solo fatto di aver preso parte alla “cena”, giudicata “inopportuna” perchè “a ridosso” della partita. E’ l’unica prova che regge (?) il fatto che si parlò di griglie è la telefonata con la segretaria, quella che l’Ansa sapeva già tutto.
Il compito della difesa Moggi dovrà essere perciò quello – dimostrato che la partita fu regolare – di cercare di smontare l’accusa secondo la quale furono i dirigenti bianconeri ad ottenere fraudolentemente l’inserimento in griglia dell’ex arbitro emiliano. “E anche fosse?”, potreste dire. Oppure: “ma quali prove ci sono, oltre ad una cena di Natale, che l’argomento sia stato effettivamente le griglie?”. Due belle domande. Che dire: boh!
in data 10-02-2012 04:44 PM
leggendo queste motivazioni sono sempre di più convinto che la sentenza sia stata scritta perchè per forza di cose si doveva condannare Moggi per qualcosa.
Andando così nello specifico, mi sembra più fattibile per la difesa agire in modo efficace, anche se dobbiamo vedere quanto sia robusta la tesi del tribunale per gli altri capi di imputazione.
Certo che i primi 2 lasciano, a dir poco, perplessi.

in data 21-02-2012 08:40 AM
Calciopoli, il giallo del video-fantasma sparito in procura
La prova regina dello scandalo di Calciopoli che ha dato il là all'inchiesta su Moggi & co (le tenui motivazioni di condanna sono state rese note il 6 febbraio scorso) è un video. Che non si trova più. Il filmato ritrae, o meglio dovrebbe ritrarre, il taroccamento dei sorteggi arbitrali nella stagione 2004/2005.
Il dvd girato il 13 maggio 2005 nel centro tecnico di Coverciano da uno dei carabinieri dell'indagine Off Side ha costituito materiale per la condanna a tre anni col rito abbreviato di Antonio Giraudo e di alcuni arbitri. Non solo. È stato utilizzato dal magistrato Francesco Saverio Borrelli, allora inquirente della Federcalcio, per imbastire il processo sportivo del 2006 che ha stravolto il calcio italiano con la retrocessione della Juve e la revoca di due scudetti. E soprattutto ha rappresentato il perno d'accusa dei pm napoletani Narducci, Beatrice (e poi Capuano) nelle indagini e poi al dibattimento.
Un documento importantissimo. Peccato, però, che quella fondamentale ripresa audio-video nei fascicoli del rito ordinario e dell'abbreviato non c'è, nonostante della sua visione abbia parlato il pm napoletano Stefano Capuano nell'ultima udienza, l'9 novembre 2011: «Andate a vedere il filmato anche voi, il filmato parla chiaro (...) rappresenta esattamente quanto vergato dal maresciallo Ziino, l'ho visto io, era senza audio». Impossibile per le difese avere copia dell'originale. Tant'è che la Corte d'appello di Napoli spiega che «il filmato da riprodurre non è in possesso di questa cancelleria» mentre il 23 gennaio 2012, la nona sezione del Tribunale, sottolinea che il video ce l'ha «l'ufficio di Procura dal 29 luglio 2009». Ce l'ha dunque il pm? La domanda ha un senso perch´ la stessa istanza, rivolta alla procura, è caduta nel vuoto. Perch´ non esce? E perch´ si è arrivati alle condanne (abbreviato, Federcalcio, Napoli) senza metterlo a disposizione degli imputati, lasciando a questi ultimi le fotocopie dei fotogrammi delle immagini estrapolate dal filmato?
Durante la camera di consiglio del processo napoletano, al giudice Casoria che secondo alcune indiscrezioni ne avrebbe preteso la visione, sarebbe stato risposto che no, al momento, non era possibile dare un'occhiata come suggerito dal pm. Le difese sono certe che la sequenza delle immagini riversate nel rapporto del maresciallo Sergio Ziino non rappresenta il cronologico svolgersi degli eventi di quella mattina. Le foto sono mischiate. Ad arte o per sbaglio? Quel video è scomparso dalle aule giudiziarie ma è stato in parte trasmesso il 15 dicembre 2009, in una fiction de La7 su Calciopoli, poche ore dopo le condanne del rito abbreviato. E cosa si vedeva in quello spezzone? Che a differenza di quanto riportato nel rapporto del maresciallo, dove si asseriva che era stato il designatore Paolo Bergamo a estrarre la pallina «incriminata» dall'urna trasparente davanti a dieci giornalisti e altri testimoni (c'era pure un notaio), a tirar fuori la sfera dello «scandalo» è stato in realtà un cronista. Nel caso specifico Riccardo Bianchi, della Provincia di Como. L'interessato, nell'udienza del primo ottobre 2010 a Napoli, affermerà: «Arrivai a Coverciano 15 minuti prima del sorteggio (...). Pairetto, come da procedura, ha estratto le pallina con le partite, mentre io ho estratto quelle coi nomi degli arbitri (...). Nessuno mi suggerì di muovere la mano a seconda di colpi di tosse, e certo Bergamo e Pairetto non mi indirizzarono in alcun modo: l'avessero fatto nei giorni precedenti avrei potuto fare lo scoop della vita e sarei diventato famoso. Il sorteggio fu regolarissimo». Di questo giornalista nel rapporto non c'è traccia. O meglio «nella foto numero 9» che lo ritrae viene invece definito «dipendente Figc» che indossa una «divisa ufficiale della federazione». A prescindere dal fatto che Bianchi è in abiti civili, quel che è più grave è che viene immortalato a cose fatte, a sorteggio effettuato, con Bergamo intento a leggere il nome dell'arbitro. Mentre nella foto successiva, la 10, si vede il segretario della commissione arbitrale Manfredi Martino portare le buste per l'estrazione, a urne ancora vuote, col sorteggio ancora da fare. Perch´ quest'inversione? Un abbaglio? Le coincidenze diventano troppe se si osservano le foto a seguire: nella numero «12» il tavolo è vuoto, le urne vuote, le sedie vuote, e dei designatori non c'è traccia. Le buste delle palline portate in quel momento da Martino sono intatte. All'improvviso, dopo un primo piano di Bergamo (foto 13), ecco la foto 14: tutti al loro posto, dietro al tavolo, buste intatte, urne vuote e il giornalista Bianchi pronto. Il clou arriva con la foto numero 17 quando, scrivono i carabinieri, «a Bergamo cade sul tavolo una pallina». In sentenza l'episodio dubbio viene platealmente ridimensionato.
Il sospetto che l'errata disposizione delle immagini non sia casuale nasce dal fatto che è la sequenza delle fotografie estratte dal video (fantasma) sembra fatta apposta - ad occhi disattenti - a dimostrare l'inciucio.
Ma come poi dirà il giudice Casoria nel motivare la sentenza di condanna di Moggi «che il sorteggio non sia stato truccato è emerso in maniera sufficientemente chiara al dibattimento. Incomprensibilmente il pm si è ostinato a domandare ai testi di sfere che si aprivano, di sfere scolorite, di altri particolari, se il meccanismo del sorteggio per la partecipazione a esso di giornalista e notaio era tale da porre i due designatori nell'impossibilità di realizzare la frode».
Per la cronaca nessun giornalista convocato per i sorteggi è stato interrogato durante le indagini. Quando sono sfilati al processo hanno smentito grossolanamente le elucubrazioni degli inquirenti. Che ci voleva ad ascoltarli prima? E ancora. Sui sorteggi taroccati i pm forse avrebbero fatto bene a dare un'occhiata all'archiviazione dell'inchiesta di Torino (pm Maddalena, estate 2004) nata su ipotesi di doping e finita ai presunti intrallazzi di Moggi, Pairetto e Giraudo (tutti assolti). Bene: nella richiesta di archiviazione, poi accolta, si legge: «È uno dei designatori che materialmente estrae dall'urna la pallina della partita, mentre è materialmente un giornalista sportivo a estrarre dall'altra urna la pallina dell'arbitro (...). Data la presenza di un notaio e di un giornalista (mai lo stesso per ogni sorteggio) pare fortemente improbabile, se non del tutto inverosimile ritenere che i sorteggi fossero truccati». In quell'inchiesta, per escludere intrallazzi nei sorteggi, fu determinante Manfredi Martino, segretario della Can (Commissione arbitrale di serie A) che per i pm di Napoli rappresenterà, al contrario, il teste chiave proprio sui sorteggi. Martino in dibattimento non ha fatto una gran figura. Nelle motivazioni viene definito prima «inaffidabile» e poi presentato dai pm «come colui che doveva far luce sulle irregolarità, quando ha solo prodotto un coacervo di risposte da presa in giro, tipo il colpo di tosse del designatore Bergamo nel bel mezzo del sorteggio dell'arbitro Collina, non imputato, per la partita Milan-Juve, nemmeno presente nei capi di imputazione».
Andiamo bene, ora scopriamo che mancano anche i documenti di questo processo. Oltretutto, è doveroso notare che questo documento sarebbe importante non tanto per la sentenza contro Moggi (in cui già si è appurato circa la regolarità dei sorteggi), quanto per quella contro Giraudo, condannato anche per i sorteggi.
Siamo di fronte a fatti gravissimi, qui la vera porcata è questo processo e non quello che ha fatto o non fatto Moggi.

in data 22-02-2012 06:53 PM
Non solo per Giraudo ma anche per una eventuale revisione nello sportivo siccome Borrelli all'epoca utilizzò questo video (mai mostrato) per condannare la Juventus alla serie B.
Intanto vi posto una nota dell'avvocato Paolo Gallinelli legale di Massimo De Santis:
Una nota dell'avvocato Paolo Gallinelli - In relazione alle ultime indiscrezioni circa la possibilità che dagli uffici della Procura di Napoli sia sparito un video relativo ai sorteggi, riceviamo dall'avvocato Paolo Gallinelli, difensore di Massimo De Santis', e volentieri pubblichiamo la seguente nota.
Sarebbe non solo paradossale, ma costituirebbe una gravissima compromissione della credibilità dell’apparato investigativo - giudiziario laddove dovesse emergere che l'Autorità Inquirente di Napoli, pur di ottenere una condanna per frode sportivadegli imputati nel processo calciopoli, abbia essa stessa, direttamente od indirettamente, “alterato lo stato dei fatti al fine di ottenere dal tribunale una decisione favorevole” all'Accusa (cfr. art. 374 c.p.).
Una simile condotta, se inequivocabilmente accertata, sarebbe altamente lesiva di un principio fondamentale posto a tutela di tutti i cittadini: la corretta amministrazione della Giustizia.
In tal senso, non potrebbe attribuirsi alcuna rilevanza al fatto che la Dott.ssa Casoria, nella sua motivazione, abbia affermato l’insussistenza di qualsivoglia alterazione dei sorteggi arbitrali, laddove la frode processuale si realizza anche con il mero tentativo di “condizionare” il libero convincimento del Giudice, trattandosi di un reato di pericolo a consumazione anticipata,proprio come i reati di frode sportiva contestati al mio assistito Massimo De Santis.
in data 28-02-2012 07:45 AM
Al Milan vogliono la guerra? E guerra sia!
2004: il Milan si sceglie gli arbitri
di ALVARO MORETTI & GUIDO VACIAGO (Tuttosport 28-02-2012)
NON CI sono più gli assistenti di una volta. . . Guai adesso a chiedere un
“amico” come Puglisi per un Milan-Fiorentina. E oggi – nonostante le
preclusioni implicite (Tagliavento&Rocchi-Inter; Bergonzi-Juve;
Russo-Milan&Roma) – non c’è neanche la possibilità di farsi una griglia su
misura. Come capitato (e trascurato dai carabinieri di Auricchio) nella
telefonata del 9 dicembre 2004 tra Leonardo Meani, ex dirigente addetto agli
arbitri del Milan, condannato per frode sportiva al processo di Calciopoli di
Napoli,e l’ex designatore Paolo Bergamo, lui condannato come associato al
rivale di Meani, Moggi. Alla faccia del vincolo esclusivo con la Juve, ecco
che va in scena l’accordo per la griglia del sorteggio (non truccato) di
Juventus-Milan del 18 dicembre 2004, per la quale l’accordo con l’assenso di
un non precisato superiore di Meani, facilmente intuibile. Il tutto in un
accordo preso 8 giorni prima della griglia, che sarà proprio quella concordata
tra Meani e Bergamo: Collina, Paparesta e Bertini (che arbitrerà) più il
precluso Rosetti. E De Santis di riserva perché «lui», il referente di Meani,
è dell’idea che innervosirebbe il Milan. Arbitri e assistenti à la carté. Beh,
sentite un po’…
Bergamo: Leo?
Meani: Allora ho parlato. Vanno bene quei tre lì.
Bergamo: Quindi Collina, Paparesta e Bertini.
Meani: E Bertini, vanno bene quei tre lì. Anche lui (chi è lui? A chi si
rapporta sempre Meani, l’ex dirigente arbitrale milanista? Ndr), anche lui
dice no De Santis, è dell’idea che De Santis innervosisce la squadra. Come
dici tu: De Santis va bene per tutte le partite, ma questa qui (è Juve-Milan,
ndr)... Oh io ho mantenuto la promessa della borsa. Vediamo se tu mantieni la
tua…
Bergamo: Io mi rendo disponibile… Noi saremmo lì dalle sei in poi
Meani: No, no io ti dico quello che c’è sulle fasce laterali…
Bergamo: Ti riferisci a Faverani (assistente tuttora in attività: ha diretto
Lazio-Fiorentina, ndr)? Te lo rimetto in serie A domenica prossima.
Meani: No mi riferisco a Puglisi: *****li fare Milan-Fiorentina, ma dai!
Bergamo: Ieri sera ha fatto bene Bayer Leverkusen contro Dinamo Kiev con
Collina.
Meani: Questo qui è bravissimo. E’ bravo come Ivaldi, Pisacreta, Griselli,
come è bravo Copelli.
Bergamo: Come Mitro
Meani: Come è bravo Mitro. Mitro se non fosse così brutto, è che sembra uno
scaldabagno. E’ vero o no?
Bergamo: Uno scaldabagno con la testa, ma è bravissimo.
Meani: Mitro non sbaglia mai
Bergamo: Ora glielo dico: Meani dice che pari uno scaldabagno. (Ridono)
Meani: Uno scaldabagno con lo scudetto dell’Italia. Invece di esserci scritto
Beretta c’ha lo scudetto dell’Italia davanti. Però è bravo ed è una brava
persona e gli voglio bene. Ma è una persona splendida
Bergamo: E’ una persona splendida. E vedrai anche Niccolai è una persona
perbene.
Meani: Mentre Mitro e Puglisi sono ipercollaudati, Niccolai ha ancora
bisogno. Questi son pronti… Se riesci a mettermelo (Puglisi, ndr) dentro per
Milan-Fiorentina mi fai un favore, è un anno e mezzo che non fa il Milan.
Bergamo: Ora non mi strappare la promessa certa per domenica, devo vedere se
è in griglia, lui era anche impegnato. Vediamo dai.
http://www.tifosibianconeri.com/forum/topic/423224
Chi è che faceva le griglie???

in data 28-02-2012 10:58 AM
Un'altra perla di "San Leo", quale differenza con la famosa "grigliata" Moggi-Bergamo del febbraio 2005?
Ad Auricchio è "sfuggita" un bel po' di roba.....
Comunque da quanto letto sui vari Social Network questa intercettazione è solo una di tante altre ritrovate che verranno pubblicate prossimamente
in data 28-02-2012 05:15 PM - data ultima modifica 28-02-2012 05:15 PM
in data 29-02-2012 01:20 PM
Frodi sportive/Capo M
Juventus - Milan 0-0 (Arbitro Bertini)
(di Antonio Corsa)
La partita di cui si ipotizza la turbativa è Juventus-Milan 0-0 del 18.12.2004, autori Luciano Moggi (condannato), Mariano Fabiani (assolto) e l’arbitro Paolo Bertini (condannato). L’accusa non specifica nè i termini dell’istigazione di Moggi e Fabiani, nè in cosa concretamente sarebbe consistito il comportamento dell’arbitro volto a favorire la Juventus: è sufficiente che vi sia un “tentativo” per configurare l’imputazione.
Decisive, ancora una volta, le conversazioni su sim svizzera. Non quelle tra Fabiani e Bertini, che la Corte è convinta essere intercorse fra i due: non essendo noto il contenuto delle stesse, nè essendo in qualche modo desumibile da altre conversazioni “italiane”, l’ex dirigente del Messina è da ritenersi non colpevole. Anche le conversazioni “svizzere” tra Moggi e Bertini non sono ovviamente intercettate, e se ne ignora il contenuto. Per arrivare alla condanna ci si serve perciò di altri dialoghi avvenuti su sim intercettabili. Nel primo, la segretaria di Biscardi avvisa Moggi durante la trasmissione di (far) mandare delle email al processo perchè Bertini fino a quel momento stava andando male nei sondaggi del pubblico. Moggi: “Mah? Fate un poi voi, aoh!” (nella telefonata successiva, riportata tra l’altro in sentenza, la segretaria riferirà a Biscardi che Moggi era “contento così”, cioè nonostante Bertini stesse per essere giudicato male). Nel secondo, il mattino dopo, a giochi già fatti, Biscardi e Moggi discutono della trasmissione. Moggi è arrabbiato: “Sono già due settimane che fai due ore sulla Juventus e sugli errori arbitrali”, “Ieri hai messo Melli contro tutti”, “Ma chiamane.. chiamane qualcuno di diverso, porco cane”. “Ieri hai fatto una cosa che non è piaciuta a nessuno”, “hai fatto, in pratica, tutto quello che si può fare per dare in culo alla Juventus”. “Hai dato all’arbitro 5 punti (di penalizzazione nella “patente a punti”, ndr), poi mi hai telefonato per dirmi di mandare le email alle undici”.. I due discutono con Moggi contrariato e Biscardi che ribatte dicendo che avrebbe dovuto togliere 9 punti, ma si è limitato a 5 perchè c’era il televoto e “se fa un’indagine la Telecom..”. Moggi continua a lamentarsi perché Biscardi dice che non sapeva che fare e per riparare aveva fatto parlare Zeffirelli (e già qui…). Moggi si arrabbia ancora di più. Insomma, questo è il dialogo: Moggi si lamenta, Biscardi si difende. Fino al paradosso che Biscardi dice che Klaus David controlla le email (e non si può barare), e che “è amico di Lapo Elkan”. “Poi c’è quel ***** con gli occhiali che dice delle cose dall’estero.. ce ne fosse una volta buona con la Juventus!”, si lamenta Moggi. Ma anche lui “è amico di Lapo Elkan, che *****! E’ un altro juventino di ferro, che ***** ne sai?”, risponde Biscardi, spingendo Moggi ad affermare “Ma quegli amici lì è meglio non tenerli, no?”. Moggi, in definitiva e senza farla lunga, altro non fa che cercare di proteggere la Juventus da un linciaggio mediatico che, i due convengono, nelle altre trasmissioni è sistematico e spietato.
Queste due telefonate, credeteci, sono sufficienti per condannare Moggi. e anche Bertini. Vi quoto direttamente la sentenza, perché toglie il fiato: “Ad avviso del tribunale, sono utili per condannare Bertini le conversazioni tra Moggi e lo staff del processo del lunedì dirette a ottenere una rappresentazione edulcorata di quanto avvenuto sul campo, fino all’estremo della modifica del televoto. I sopra menzionati progressivi 8782 e 8846 mostrano il chiaro affanno per far risalire la quotazione dell’arbitro (Moggi era contento, ricordo, ndr) e questo è tale da soddisfare per intero l’indagine diretta alla decifrazione del reato di tentativo, ove l’affanno venga valutato cumulativamente al contatto diretto attraverso sim svizzera”.
Non credo serva neanche riportare tutte le telefonate fatte emergere dalla difesa che dimostrano la buona fede nell’arbitraggio di Bertini (tanto, come detto, alla corte bastava il tentativo). Alla luce di quanto detto finora, però, vi invito ad ascoltare (audio) e a leggere (immagine) la conversazione fra l’addetto agli arbitri del Milan Leonardo Meani e il designatore Paolo Bergamo (entrambi non indagati per questa partita) pubblicata il 28 febbraio 2012 su Tuttosport. Se come già detto a proposito del capo d’imputazione F basta una “grigliata” per configurare una frode, questa telefonata che si riferisce proprio alla partita in oggetto tra gli avversari di Moggi e il capo degli arbitri cos’è? E perché è stata giudicata “irrilevante” dagli inquirenti?
http://www.uccellinodidelpiero.com/frodi-sportivec

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