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23 apr 2018
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[Community Preview] Detroit: Become Human

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9 Risposte 591 Visualizzazioni Modificato 26-04-2018
23 apr 2018
Da Amm_Aokiji

 

Sono passati oltre due anni dalla prima apparizione di Detroit: Become Human nell’autunno 2015 alla Paris Game Week. Prima di allora tutti ricorderanno la futuristica tech demo Kara del 2012, altro che non una dimostrazione di un’innovativa tecnologia di motion capture per PlayStation 3, il cui scopo era quello di costituire la base dei futuri progetti di Quantic Dream.
Fu proprio da Kara che si è dato il via a quella che possiamo definire una “gestazione di idee”, durata 6 anni, e da cui prende vita il contesto di Detroit, oggetto di un rinnovamento strutturale importante, ma sempre all’insegna degli elementi caratteristici cui ci hanno abituato i progetti dello studio d’oltralpe, e ormai pronto ad abbandonare il cantiere per giungere finalmente nelle nostre mani il prossimo 25 maggio.
Dopo Heavy Rain e Beyond: Due Anime, lo studio di David Cage torna dunque con una nuova avventura grafica, della quale vi offriamo il nostro punto di vista, maturato dall’esclusiva prova cui abbiamo avuto il piacere di presenziare in quel di Milano lo scorso 10 aprile.

 

 

 

Negli scorsi mesi avrete sicuramente avuto modo di apprendere il quadro generale di Detroit: Become Human, ma una breve ripassata non fa mai male.
Come facilmente immaginabile, siamo a Detroit, precisamente nell’anno 2038. La tecnologia si è evoluta freneticamente, e la vita all’interno della città è stata rivoluzionata dall’introduzione degli androidi, avanzate macchine dalle fattezze umane che vivono a stretto contatto con gli uomini, svolgendo le mansioni più disparate. Tuttavia, è sempre meno raro che negli androidi si sviluppino percezioni contrastanti e che acquistino indipendenza. Questa anomalia li porta a rigettare lo scopo per il quale sono stati programmati, mutandoli in cosiddetti “devianti” e ponendo un accento sull’avversione per questa tecnologia da parte degli abitanti della metropoli.
È vero, sono premesse che possono apparentemente non sembrare originali, che in realtà, come confermatoci dallo stesso Adam Williams (Lead Writer) durante la presentazione, traggono spunto dalla letteratura e dall’ampio panorama di film e serie tv di stampo sci-fi. Tuttavia, in Detroit non avremo a che fare con macchine spietate bramose di conquista, ma ci confronteremo con un vero e proprio dilemma etico, indugiando sul confine che divide la coscienza umana da quella artificiale.
David Cage in passato ci ha abituato a storie in grado di stimolare il giocatore a livello emozionale in modo eccezionale, ed è chiaro sin da subito che anche Detroit vuol pizzicare le giuste corde dell’animo. Nonostante la nota controversa natura dei titoli Quantic Dream, amati e snobbati allo stesso tempo, concepiti su quel limite che separa il videogioco dal cinema, è indiscutibile l’innata capacità dell’autore francese di dar vita ad intensi impianti narrativi. L’imponente intreccio che costituisce la sceneggiatura di Detroit e che abbiamo toccato con mano colpisce più di ogni altra cosa, e punta tantissimo sulla spettacolarità delle situazioni e sul coinvolgimento emotivo, e si spinge oltre quelli che sempre più spesso vengono etichettati come semplici film interattivi.

 

  

 

 

Accomodatici nella nostra postazione, durante la prova abbiamo avuto modo di impersonare tutti i tre protagonisti, i devianti Connor, Kara e Markus.
Seppur disponibile, abbiamo volutamente optato di tralasciare il doppiaggio italiano. In un titolo del genere, dove l’espressività la fa da padrona, contribuendo in modo sostanziale a generare l’atmosfera, ci è sembrato innanzitutto doveroso saggiare la qualità della performance attoriale attraverso l'interpretazione originale.
Il primo impatto non ha fatto altro che superare le nostre aspettative. Nei passaggi in cui ci siamo avventurati abbiamo approfondito le sequenze già mostrate nei vari trailer di gioco ed anche qualcosa di inedito. Ne è venuta fuori una sessione di circa due ore, un assaggio tutto sommato più che consistente, considerando che alla fine dei conti non abbiamo che appena inquadrato quello che ci è sembrato un eccezionale reticolo di possibilità.
Oltre che all’ormai celebre episodio del sequestro di una bambina da parte di un androide domestico, nel quale abbiamo potuto collaudare la peculiarità di Connor, ovvero una modalità investigativa simile a quella già vista nei titoli dedicati all’uomo pipistrello, è stato avvincente condurre l’interrogatorio di un androide accusato di omicidio. Ecco quindi che ci è stato chiesto di decidere l’impostazione del colloquio, lasciandoci piena libertà nel valutare il tipo di approccio, atto a mantenere stabile il livello di stress dell’inquisito.
Con Kara e Markus abbiamo invece assistito al momento in cui essi acquistano coscienza di sé, scene non semplici da descrivere. È lampante che grande enfasi è stata riservata nella rappresentazione di questi istanti, che al giocatore vengono mostrati come una lotta interiore, la cui sofferenza è delineata dai muri di una stanza mentale.
Nella dimostrazione non ci è stato fatto intuire se il percorso dei protagonisti si intreccerà prima o poi, ma è comunque chiaro che il loro destino è comune.
Senza entrar troppo nei dettagli per non rovinare la sorpresa, le vicende dei tre sono dunque sviluppate all’interno di una trama articolata, seppur lineare, divisa in episodi dalla durata variabile, in base alle scelte che mai come prima d’ora risulteranno di centrale importanza. A tal proposito, il ruolo delle decisioni che abbiamo preso si è rivelato essere decisivo ai fini della trama stessa. Questa caratteristica, sommata alla già citata possibilità di decidere il comportamento del personaggio impersonato, ci hanno dato realmente una sensazione di controllo sugli avvenimenti. Ciò che ci è stato trasmesso è un intenso senso di responsabilità, marcato da una tensione emotiva dovuta alle conseguenze che un’eventuale azione precipitosa avrebbe potuto scatenare sull’esistenza dei protagonisti e di coloro che li circondano. Ma attenzione, poiché se è pur vero che alcuni percorsi narrativi possano concludersi non esattamente con un presunto lieto fine, in Detroit non esistono vere e proprie scelte sbagliate, ma solo scelte. Un’enorme quantità di scelte, di cui ci si rende conto solo quando al termine di una sequenza cardine viene mostrato il riepilogo del cammino intrapreso, i bivi a cui il giocatore si è trovato e le eventuali conclusioni mancate. Importante elemento cui ci ha accennato Adam sarà comunque la presenza in ogni episodio di un punto di controllo, istanti della storia a cui sarà possibile tornare per poter sperimentare altre alternative, permettendoci di deformarla a nostro piacimento, scoprendo nuovi aspetti della stessa.
Sulla carta pare quindi che la vastità di occasioni potenzia oltremisura la rigiocabilità. Sarà dunque interessante scoprire quanto ciò influenzerà la longevità del prodotto completo.
Detroit eredita il sistema di controllo dai suoi predecessori, con meccaniche naturalmente rifinite e corrette. L’interazione con il mondo di gioco prevede l’uso di “gesture”, ovvero movimenti dell’analogico destro volti a simulare le animazioni dell’azione. A fasi esplorative si sommano controlli generali, la cui gestione è affidata a quick time event che fanno partire delle sequenze assolutamente eccellenti che funzionano a meraviglia, riuscendo a mettere in scena riprese coreograficamente avvincenti, oltre che molto efficaci.
Spendendo qualche parola a riguardo, il comparto tecnico del progetto di David Cage ci è sembrato superbo. Il livello di espressività delle animazioni facciali è ciò che più colpisce, decisamente fuori dagli standard cui siamo abituati. In questo Quantic Dream si conferma essere una certezza, con un lavoro attento ed appassionato dietro la tecnologia di motion capture. A garantire l’alto livello qualitativo della produzione vi sono inoltre i grossi nomi coinvolti nel casting.
Gli ambienti regalano un colpo d’occhio impressionante e sono arricchiti da dettagli ed effetti di luce dinamici che donano un realismo decisamente fuori dal comune.
Tutto questo bel vedere viene poi accompagnato da una colonna sonora di tutto rispetto. E non lo diciamo solo perché dietro la nostra postazione vi era una soundbar che per due ore ci ha letteralmente fatto il lavaggio del cervello con il main theme in loop.

 

  

 

 

Ricapitolando, Detroit prende quanto di buono presente nei suoi predecessori e lo cala in un nuovo contesto ed un’ambientazione intrigante. L’impressione che abbiamo ricavato dall’esperienza è stata più che positiva, e la nostra prova ci ha lasciati con la netta impressione che l’ultima fatica di David Cage abbia tutte le carte in regola, sia per quanto riguarda il comparto narrativo che quello strutturale. Ciò che abbiamo visto, naturalmente, non erano altro che le prime ore di un gioco che si prospetta essere ben più profondo. Nel suo lavoro di autocritica, volto a correggere le eventuali sviste commesse in passato, Quantic Dream non ha di certo trascurato alcun dettaglio. lo stile di gioco, in perfetto equilibrio fra realismo e divertimento, vede i suoi punti di forza in un comparto visivo che spicca per la qualità realizzativa oltre che per il puro aspetto estetico, ed in un impianto che appare fin da subito fondato su basi solide.
Vero, si tratta pur sempre di un titolo creato usando lo “stampo” dei suoi predecessori, ma che nella sua formula continua a funzionare.
Anche se per giudizi più accurati dovremo attendere necessariamente il gioco completo, in base a quanto abbiamo potuto osservare, Detroit: Become Human ci ha dato l’impressione di essere il vero erede di Heavy Rain, potenzialmente in grado di incantare tanto gli appassionati del genere quanto coloro il cui pensiero è che questo genere di avventura abbia ormai esaurito il suo fascino.
Ebbene, l'appuntamento è fissato a poco più di 30 giorni, e solo una completa avversione nei confronti della tipologia di gioco potrebbe essere un valido motivo per lasciarselo sfuggire.

 

 

La nostra trasferta meneghina si è conclusa con un incontro speciale. Adam Williams ci ha riservato dieci minuti del suo tempo per rispondere ai nostri quesiti, confidandoci i particolari nascosti dietro l’ambizioso progetto di Quantic Dream. Non perdete dunque l’intervista al geniale Lead Writer di Detroit: Become Human condotta da @Ryuzaki1993 disponibile sul PlayStation Blog. --> http://bit.ly/2vUz3a2

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Sono alla ricerca di uno stile di scrittura a me congeniale, per cui vi chiedo scusa se la qualità non è quella cui ci ha abituato sant'Andrea @dark_james. Spero comunque che la lettura sia stata di vostro gradimento. Se poi non avete letto affatto, lo capisco. Io stesso non guardo i vostri post che vanno oltre le 5 parole. Siamo pari. :\

 

Scherzi a parte, vorrei approfittare di questo spazio per esprimere la mia enorme gratitudine ad @ElyonElf per l'opportunità che mi ha concesso. Trovarmi nella stessa stanza insieme a decine di professionisti del settore mi ha messo un po' in soggezione, però è stato fantastico. Grazie mille!

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Ottimo pezzo, @Amm_Aokiji! Lo avevo detto che lasciarti la chiave della sezione articoli avrebbe prodotto grandissimi risultati! Preview chiara, precisa e puntuale...e mi hai fatto venire ulteriore curiosità verso un gioco che già attendevo parecchio! :D

 

Complimentissimi ^^

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Complimenti vivissimi @Amm_Aokiji!

 

Come già sottolineato da @dark_james per essere stata la tua prima esperienza di scrittura in un'anteprima te la sei cavata alla grande, alla lettura scorre piacevole e fa venire curiosità!

 

E' stato un piacere dare a te questa opportunità

 

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Complimenti davvero e grazie per l'ottimo feedback!

Questo gioco mi incuriosisce moltissimo ed il tuo resoconto mi convince ancora di più che sia un titolo da non lasciarsi sfuggire.

Tra le altre cose se non ho preso un abbaglio credo che la demo sia scaricabile da domani dal PlayStation Store... must have.

 

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Corretto! Tutti i dettagli su questo articolo del PS Blog!

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Mi è piaciuto Heavy Rain ed ho amato Beyond, ora dopo questa piacevole lettura l'hype per Detroit è alle stelle!

Ben Fatto!

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 Disponibile da oggi l'esclusiva intervista ad Adam Williams, Lead Writer di Detroit: Become Human, a cura di @Ryuzaki1993. Non perdetevela!

 

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Vorrei aggiungere che anche questa volta siamo riusciti a stupire uno sviluppatore con la qualità delle domande proposte! 

 

La sua reazione a fine intervista è stata a dir poco epica elogiando con sinceri complimenti tutta la community italiana  

 

Che dire... spacchiamo ragazzi, continuiamo così! 

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Complimenti a @Amm_Aokiji per l'ottima anteprima e anche a @Ryuzaki1993 per l'ottima intervista. Ora non ho più hype di prima, semplicemente perchè era già al massimo. Per come sono i miei gusti sia in fatto di giochi che di cinema, Detroit: Become Human è un gioco perfetto per me. Ho sempre amato i giochi Quantic Dream con una storia intrigante e profonda, ma con una trama non lineare, dove noi potevamo plasmare la storia con le nostre scelte. Il tema degli androidi e l'intelligenza artificiale mi ha sempre molto interessato e ho visto molti film a riguardo. Per citarne uno "Ex Machina". Ho giocato la Demo fino ad ottenere tutti i finali. Insomma avete capito, per me il 25 maggio sarà un gran giorno. 

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